—Null'altro.

—Hai tu pranzato?

—Sì, signore; ho mangiato prima di venir qui….

—Vorrai dunque permettere che io pure vada a pranzo.—A rivederci!… Ordinariamente alla sera non rientro che a dieci ore; ho meco la chiave della porta, e se tu credi di coricarti prima ch'io torni, fa pure il comodo tuo.

—Oh! la si imagini!… So il mio dovere…. Vada pure…. pranzi di buon appetito. Frattanto vedrò se nulla manca pel servizio e andrò a procacciarmi sulla piazza tutto quello che può occorrere. Rientrando, ella troverà tutto in ordine.

—Buona sera, Gianbarba!

—A rivederla, signor padrone!

Io pranzai di buon appetito, feci la mia solita passeggiata, mi intrattenni un paio d'ore alla fiaschetteria cogli amici, quindi, in sul far delle dieci, rientrai in casa.

Gianbarba mi attendeva; appena mi vide entrare, egli mi presentò il lume dicendomi: non la si dubiti di nulla, io ho dato ordine a tutto…. Appena sarà coricato, suoni il campanello e sarò da lei per farle il solito complimento….

—Non serve, Gianbarba—io non ci tengo ai salamelecche…. Te l'ho già detto…. servimi bene…. con fedeltà…. con amore…. come hai servito l'altro padrone….