—Non la si dubiti!… Vada a letto tranquillo…. e poi mi lasci fare.

Io salgo alla mia camera, mi spoglio, mi corico, e come di abitudine, prendo un libro e mi metto a leggere.

Di là a un quarto d'ora all'incirca, sento bussare alla porta.

—Chi è là?…

—Siamo in posizione? domanda dal di fuori la voce di Gianbarba.

—In posizione!!! che vorrà dire?… entra pure….

—E anch'io l'ho qui in ordine! risponde Gianbarba aprendo impetuosamente la porta e slanciandosi verso il mio letto coll'impeto di chi prende d'assalto una barricata.

Io balzo sui guanciali, spalanco gli occhi sorpreso, quasi atterrito, e vedo che il mio uomo mi prende di mira con quel tale istromento…. con quella tal canna…. voi mi capite….

—Alto là!…. che scene son queste?

—Presto…. intanto che è caldo! dice l'altro facendo l'atto di rimuovere la coltre.—Ma vedendo che io do di mano al candelliere e minaccio, s'egli osa ancora avanzarsi, di gettarglielo in viso, Gianbarba si arresta, mi guarda con occhio inebetito di stupore e poi dice con tono quasi supplichevole: «la si fidi di me, signor padrone! ci ho della pratica—il signor pretore, al quale applicavo tutte le sere il benefizio, non ebbe mai a lagnarsi della mia abilità…. Mi lasci fare! mi lasci fare una volta tanto; poi, se non l'avrò servito per bene, mi licenzii pure sui due piedi, chè io non sarò per lagnarmene.