—Non ancora….
—Mi pare che a quest'ora, per Dio santo, un domestico dovrebb'essere in piedi!!!
—È quello che pensava anch'io attendendo i suoi ordini.
Passa un quarto d'ora, passa mezz'ora—al pendolo battono le nove—nessun segno di vita da parte dell'amico bestia.
Io balzo dal letto, mi vesto alla spiccia e corro alla stanza di Gianbarba gridando: ma dunque! siam vivi o morti? vuoi o non vuoi alzarti stamattina?
—Se voglio alzarmi! non desidero che questo, risponde Gianbarba balzando dal letto in camicia; non aspettava altro se non che lei venisse a vestirmi….
In sulle prime, lo strano contegno di Gianbarba e le inattese parole da lui profferite mi parvero inesplicabili. Ma poi, sovvenendomi dello stupore che il poveraccio aveva manifestato la sera innanzi nell'udire che io mi assumeva di nutrirlo e di vestirlo, indovinai…. compresi tutto; e mentre Gianbarba, seduto in camicia sovra una scranna, mi stendeva le gambe in attesa che io gli mettessi le calzature, mi scrosciò dal petto una risata sì impetuosa e gagliarda ch'io temetti di non reggere all'urto e mi appoggiai per sostenermi alla muraglia.
—Abbi là bontà, gli dissi poco dopo allontanandomi, di vestirti colle tue proprie mani per questa volta; faremo in seguito dei nuovi patti.
Rientrai nella mia stanza per finire di abbigliarmi, poi scesi nello studiolo. Di là a poco, Gianbarba mi raggiunse.
—Se vuol avere la compiacenza di dirmi cosa desidera da pranzo quest'oggi, io andrò subito al mercato per fare le provviste, mi disse il gaglioffo serio serio, come se nulla fosse accaduto.