—Come il tuo dito!… Oh! sta a vedere che sei tanto imbecil…..
Ma non ebbi tempo di proferire la dura parola, chè l'altro in men ch'io nol dica balzò in cucina, e ricomparendomi innanzi con un asparago nella mano: eccolo, mi dice, non è dei più piccoli; se questo le può bastare per far colazione….
Non ebbi il coraggio di fargli un rimprovero, nè di ridergli in faccia. Quel povero gaglioffo, col suo fusto di asparago alla mano, mi faceva pietà.
—Torna in piazza, gli dissi pacatamente; fa di aver quattro uova da friggere al tegame, e non dirmi più nulla fino a quando la colazione non sia pronta.
—In verità…. pareva anche a me che un asparago solo non potesse bastare, disse il gaglioffo allontanandosi—il pretore non ne mangiava meno di sei anche quando costavano 25 centesimi al chilo. Quanto al friggere le uova, si fidi di me; in due salti vado e ritorno; fra mezz'ora sarà servito.
Non vi ebbero altri guai per la colazione. Gianbarba cucinò le uova stupendamente e mi porse una tazza di caffè irreprensibile.
Verso le undici, uscii per la mia solita passeggiata. Rientrando, trovai Gianbarba avvolto in una nube di polvere. Egli avea finito di scopare gli appartamenti e si accingeva a ripulire le mobilie.
—Vado a coricarmi per un paio d'ore, gli dissi. Se qualcuno chiedesse di me, dirai che non sono in casa, a meno che non venisse in sulla porta l'architetto Fagnani—lo conosci, l'architetto Fagnani?….
—No, signore.
—Naturalmente, presentandosi, ti declinerà il suo nome. Ma in ogni modo tu potrai riconoscerlo alla piccola prominenza ch'egli ha sulla schiena…. mi capisci…