—Lasciate…. malcreato!… Ce n'è appena tanto per ingozzarlo…. lui…. quella bestia! grida la moglie del basso, ritirando il vaso.

Ma Attila, che ha finito il suo adagio, profitta dell'intermezzo istrumentale per andar in cerca della gelatina, e dà l'avviso alla moglie con queste parole: presto!… sfodera il cucchiale…. Martina!

La donna, nel diverbio con Uldino, ha lasciato cadere il cucchiale, e il basso essendo trascorse le battute intermedie fra l'adagio e la cabaletta, ritorna a grandi passi verso il proscenio augurando mille accidenti alla moglie, e poi grida:

Oltre quel limite
Ti attendo, o spettro,
Vietarlo ad Attila
Nessun potrà.

Finita la prima cabaletta, dai palchi e dalla platea insorgono dei fischi…. Attila corre furioso tra le quinte, strappa il vaso dalle mani della moglie e ponendoselo alla bocca, assorbe d'un fiato la broda rappresa, quindi si slancia al proscenio colla spada in pugno per urlare di nuovo:

Vedrai se pavido
Io l'alma arretro
Se un Nume vindice
La patria avrà.

Cric! Crac! quac! quac!—urla la platea come un solo…. Attila.

Al povero basso, malgrado il sussidio della gelatina, è scroccata l'ultima nota della cabaletta.

Nel ritirarsi dal proscenio per sfidare il pontefice romano che si avanza in mezzo ad una processione di coriste vestite da vergini, Attila esclama con voce rabbiosa: maledetti! c'era un becco di pollastro…. in quella gelatina…. Qualche vendetta…. so io…. di chi…. Della birra! datemi della birra!… No…. Non siamo più a tempo…. Accidenti alla musica ed al pubblico!

* * *