Sotto la coda di Fido ho trovata la tua amabilissima lettera, e non puoi immaginare con quanta gioia io abbia divorato i tuoi profumati caratteri. Sì: benediciamo agli uomini, benediciamoli in ogni ora del giorno perchè infatti non v'ha ora del giorno che essi lascino trascorrere senza colmarci di favori. Il mio nuovo ospite signor Meronzio fa degno riscontro al tuo eccellentissimo provveditore dottor Tencalli. Malgrado il mio amore per te, sempre mai fervidissimo, io mangio dal mattino alla sera. La signora del luogo mi predilige. L'altro ieri, dopo avermi amorosamente palpeggiato il collo e il sottocoda, l'ho udita io stesso gridare alle sue genti: Guai per tutti, se al termine del mese costui non è grasso come mio marito!—Sarebbe troppo. Debbo dirtelo, Nasella?… Potrà il tuo amore resistere a siffatta rivelazione? Dal giorno che ci han separati, io ho raddoppiato di volume e di peso.—Ma la bontà degli uomini è grande; essi ci hanno disgiunti, essi penseranno a riunirci—e tu poi, tu…. Nasella, quando saremo riuniti penserai a smagrirmi.—Addio, mi chiamano pel quattordicesimo pasto… Nell'orto vicino vi è una dindietta che canta ogni sera alla distesa l'aria del vieni meco; ma io, colla miglior voglia del mondo, non sarei più in grado, stante l'obesità, di sorvolare al muricciuolo. Vivi dunque sicura della mia fedeltà, e conservati per chi ti ama.

__Nasella a Sperongiallo__

Galbiate, 10 dicembre.

Due righe per dirti che sto bene e che ieri, frugandomi col becco tra le piume posteriori, ho veduto che le mie carni hanno acquistato il candore della neve.—Sei contento? Mi par di sentirti, briccone!… glout-glout…. Eh! convien darsi pazienza! Ieri il guattero mi ha detto sorridendo: fra una settimana ti faremo la festa!… Ciò significa indubbiamente che questi signori, sempre buoni e amorosi con noi, hanno la intenzione di riunirci. Benediciamo la provvidenza umana!

__Sperongiallo a Nasella__

Ho appena la forza di scriverti, tanto sono obeso. In verità, questi signori cominciano ad eccedere nella cortesia. Stamane volevano che io mangiassi otto noci col guscio…. Ho protestato; ma il guattero, che non si intende di lingua indiana, mi aperse il becco di viva forza, e credendo farmi un piacere grandissimo, colle noci mi respinse nel gozzo la protesta. «Inghiotti! inghiotti! gridava dalla sala il signor Meronzio; ti faran bene!» Addio, Nasella! Vado a coricarmi con otto noci sul cuore…. Domani, se sarò vivo, probabilmente starò meglio.

__Nasella a Sperongiallo__

16 dicembre.

Sei tu vivo? o piuttosto: siamo noi vivi?… Lascia, lascia che io gridi col poeta:

«Tutto perfidia, tradimento, inganno!»