E il mio cuoco gettò sul tavolo il galletto strozzato, lo coperse di un panno bianco, e accesa la pipa, andò in giardino a sdraiarsi sull'erba.
Frattanto la notte si avanzava e il sopravvenire delle tenebre ridestava alla vita le piccole sfingi, i baccherozzi, le zanzare, le lucciolette, le farfalluccie vespertine, infine tutti gli insetti nemici della luce.
Strani, misteriosi sussurri uscivano dagli arbusti e dall'erbe. Due zanzare, partite dai canneti del lago, volavano verso il giardino. Il loro canto era un saluto alla notte, un rendimento di grazie al supremo Creatore… delle tenebre.
—Oh! vedi il bel promontorio!… Moviamo per colà!… Vedrai che troveremo del cibo!
Detto, fatto. Le due zanzare sforzarono il volo e in men ch'io nol dica toccarono la meta.
—Presto!… non perdiamo tempo!… si scandagli il terreno!…
—Fuori le pompe!
—Oh! la buona…la deliziosa sorgente!
—No… non m'inganno…. questa è veramente la terra promessa. Come è saporito questo latte!
—Come è soave questo vino!…