En. (volgendosi a Meronte, e parlando a voce alta in modo che tutti abbiano ad udirlo). Credete voi che esistano nel nostro regno dei cittadini illustri e benemeriti, i quali non siano per anco insigniti dell’ordine mauriziano?
Mer. Io credo che, ad eccezione di due o tre ciabattini, di due o tre brumisti ed altri pochi di condizione meno elevata, tutti gli altri furono già decorati.
En. (da sè). (Non mi fa stupore che qualcuno abbia gridato: viva le Repubblica!) Onorevole Meronte! Prima di sera mi darete i nomi di questi pochi illustri, troppo ingiustamente obliati dal nostro governo. Tutti quanti siamo figli di una istessa patria—esuli tutti sovra terra straniera, abbiamo patito comuni sventure, abbiamo diviso tutti i pericoli e tutte le vittorie. È tempo che i privilegi sieno aboliti, che cessino le distinzioni di casta... Per ottenere la perfetta uguaglianza, oggimai io non vedo altro mezzo fuor quello di generalizzare il cavalierato, accordando la croce di San Maurizio a quanti la desiderano. (Enea sospende il suo discorso, oltremodo sorpreso che nessuna voce si levi ad applaudirlo; ma la sua meraviglia si accresce in vedere che tutti i suoi Troiani, compresi i due ministri Ippanto e Clissandro, sono usciti dalla sala). Che vuol dire questa novità?...Meronte... Presto! correte!... (Meronte esce). Ah! mi sembra di indovinare... Qualche disordine a proposito del cioccolatte... Decisamente il mio buon popolo ha fame...
(Meronte, Ippanto, Clissandro, Acate rientrano in scena sgomentati).
Ac. (ad Enea). Se Vostra Maestà non provvede tosto...
Mer. Se si tarda un quarto d’ora...
Ipp. So non vi affrettate a soddisfare i legittimi desiderii del popolo...
Clis. Insomma... se non si pensa a procacciare delle vettovaglie...
En. Ma dunque... il cioccolatte?...