CALA IL SIPARIO.
ATTO TERZO
SCENA PRIMA.
Atrio nella Reggia di Didone.
Didone in abito da caccia, il Ministro delle finanze, il Prefetto.
Did. Insomma, pensateci voi... Vi hanno dei doveri internazionali che debbono essere rispettati da qualunque governo civile; fra questi io pongo in prima linea il dovere dell’ospitalità. Non sia detto che dai nostri liberi Stati venisse respinta questa illustre falange di emigrati politici, i quali non sono rei d’altro delitto, fuorchè di aver veduto la loro patria consumarsi in un incendio. È dunque necessario che il Parlamento decreti una somma speciale pel mantenimento dell’emigrazione troiana. Voglio che a ciascun emigrato si assegni un sussidio mensile in ragione della nascita, dei titoli, dei gradi, delle cariche civili e militari. Io sono d’avviso che un buon prestito di cinquecento milioni provvederà sufficientemente alla bisogna. Che ne dite, onorevole ministro delle finanze?
Min. La Maestà Vostra non deve ignorare che ogni qualvolta un’operazione finanziaria di tal genere incontrò nel paese delle serie difficoltà, queste non partirono mai dal suo gabinetto. Non oserò però dissimulare all’Altezza Vostra che da alcun tempo l’opposizione si è molto rinvigorita alla Camera, e vi è a temere che la misura di stanziare una somma per sussidio dell’emigrazione troiana abbia ad essere respinta non solamente dalla sinistra, ma anche dal terzo partito.