Fiamma letal. «Ardi la reggia e sia
Il cenere di lei la tomba mia.»
(Va strofinando gli zolfanelli, i quali producono un lieve schioppettio senza prender fuoco).
Oh, l’impostor!
Oh, il traditor!
Perfin coi fosfori
Mi corbellò...
Pur, qui nell’anima
M’arde un braciere,
Che alcun pompiere
Spegner non può.
(Una densa nube, in cui si avvoltolano Giove, Giunone, Venere ed altri Numi, discende sul palcoscenico, e sottrae Didone allo sguardo degli spettatori).
Giunone (a Giove). Non avrai tu pietà di questa infelice regina?...
Giove. Il suo fato è irrevocabile; ma ella vivrà immortale nella memoria dei posteri. Gli Italiani non sono ingrati, e laggiù, nel bel paese dove suonerà il sì, i poeti e i maestri di musica eterneranno la fama di lei con splendidi versi e con divine armonie. Le catastrofi luttuose precedono mai sempre le grandi innovazioni; perchè sorga un nuovo impero è necessario che altri imperi volgano a rovina.
Giun. Non hai tu veduto, spingendo il tuo sguardo fulmineo dentro la nube del secolo avvenire, che in questa Italia da te vagheggiata e favorita con tanto accanimento, verrà un giorno a stabilirsi un nuovo culto, pel quale noi saremo detronizzati?
Giove. Tanto meglio! Io sono maledettamente annoiato di fare il Nume. Desidero che qualcun altro ci si provi, e sarò lietissimo il giorno in cui mi verrà dato di rientrare nella vita privata. Oh! voglio un po’ godermela, allora!... Ma prima che l’Italia possa davvero chiamarsi nazione, dovran correre dei secoli, e molti. Tienti ben a mente ciò che ti dico, vecchia mia: l’Italia non potrà chiamarsi nazione fino al giorno in cui saranno abbattuti gli idoli che i nostri successori avranno sostituiti al mio bel muso ed al tuo...
Giun. Non ho l’onore di comprenderti.
Giove. Tanto meglio. Accendiamo la pipa, vecchia mia—e tu, Veneruccia, tu, la sola Dea veramente immortale, fatti innanzi e divertimi con quattro passi di cancan.