Che poteva io sperare?—Una stella!—Questa idea che ella si chiamasse una stella del mondo elegante, mi sgomentava, mi lasciava impietrito.—Ma in nome di Dio, cosa sono queste stelle? In che differiscono dalle altre signore, dalle altre.... donne?...—Donne!—è il loro nome più vero—e quanto alla loro fibra, mi pare che non possa altrimenti essere tessuta da quella di tutte le figlie di Eva.—Anche una stella è soggetta alle passioni e deve avere i suoi capricci!...
E la mia logica andava tanto oltre, che io finii col persuadere a me stesso essere altrettanto facile conquistare una stella, quanto—mi si perdoni la irriverenza—una ortolana di piazza San Stefano.
Tutto dipende dalle attrazioni o dalle ripulsioni—dalle correnti magnetiche—dal caso—dal luogo e dalle circostanze.
La mia prima esclamazione: com'è bella!—quell'atto estemporaneo di sorpresa e di ammirazione mi aveva già guadagnato la riconoscenza e la stima della signora Amelia—mi aveva aperta la via, non dico del suo cuore, ma della sua vanità.—Due mesi dopo, per aver osato rivolgere il medesimo complimento ad una giovane cuciniera che tornava dal verzaro, io mi ebbi, per tutto compenso, un fusto di sedano tra il naso e la bocca!
VII.
Eravamo tutti nella sala comune..... ad aspettare—ed è superfluo aggiungere che aspettavamo la signora.
L'amico Narciso si era impiombato dinanzi al pianoforte, e aveva ripetuto la sua polka una diecina di volte. I suoi occhi dardeggiavano la porta di ingresso—la contrazione della sua fronte rivelava un insolito laborìo di cervello, uno sforzo violento dello spirito. Egli chiamava a raccolta i suoi quindici calembours;—fors'anche—per una circostanza tanto solenne, stava creandone dei nuovi.
La bella milanese non si fece molto attendere. Forse—le stelle mi perdonino!—ella era più impaziente di brillare che nol fossimo noi di bearci nei suoi raggi.
Il mio Narciso balzò dallo sgabello—spiccò un salto da levriero, e stese la mano alla signora col fare spigliato di un amico di casa.