E nondimeno—ciò si spiega facilmente—la sua bellezza mi aveva colpito, ed ella gustava con ebbrezza i miei enfatici omaggi.—Una sera, fermandoci sotto un riflesso di luna, io le aveva detto: avete il collo di un cigno!—Ella portava, quella sera, una guarnizione piuttosto saliente—all'indomani la guarnizione era tolta, e le spalle rotonde, candide, vellutate, esigevano a loro volta il medesimo complimento.—Tutti i giorni si progrediva—ma quello non era progresso di amore. Se io volessi parafrasare la storia di Otello, riassunta da quei due ammirabili versi:
Ella mi amò per le sventure mie,
Ed io l'amai per la pietà che n'ebbe,
dovrei dire... Ma non voglio profanare l'endecasillabo con un concetto sì volgare—dirò in semplice prosa: io non poteva staccarmi da lei per la sua bellezza, ed ella era attratta a me per... i miei punti ammirativi!
XII.
Vi ho risparmiato, con questi pochi tratti, una serie di episodi troppo comuni per essere riferiti, per destare interesse. Questi episodi, che erano la preparazione della grande catastrofe finale, si successero incalzanti e vivaci per quindici giorni...
I bagnanti cominciavano a mormorare... Narciso, il mio elegante rivale, ci importunava col suo spionaggio. Qualche volta egli si prendeva il crudele diletto di intromettersi alle nostre passeggiate solitarie.—Quando noi uscivamo a piedi, egli ci seguiva a cavallo.—Dall'alto del suo bucefalo egli ci dominava superbamente—ci salutava col fare grandioso di Ciniselli, e il suo sorriso cavalleresco pareva dirci: miserabili... che fate all'amore nella platea!
Voi vi aspettate una scena violenta—un duello—disingannatevi!—La fine di questa mia storia potrà sembrare ridicola a molti, ma essa non avrà nulla di comune colle solite istorie di amore.
XIII.
Come ho detto—i preliminari durarono quindici giorni...
Una sera, la signora Amelia, tornando dal passeggio, era alquanto spossata... Accusava una leggera indisposizione...