La accompagnai nella sua stanza da letto—ella si abbandonò languidamente sopra un divano, e stendendomi il braccio tutto nudo, mi pregò di sentire i battiti del suo polso.

La cameriera—un personaggio che finora abbiamo obliato in quanto nel nostro romanzo intimo rappresentasse una parte affatto secondaria sebbene favorevolissima—la cameriera, prevedendo il consulto e l'ordinazione del medico, si offerse tosto di andare alla farmacia.

—Va pure, Angiolina!

La signora Amelia non aggiunse altro. Ma le cameriere indovinano tutto—e Angiolina partì rapidamente senza attendere la ricetta.

Rimanemmo soli.—Buona Angiolina! che Iddio ti compensi delle tue ottime intenzioni, e ti conceda di impiegare quest'ora, come tu meglio desideri, col sottocuoco dello Stabilimento!

E qui—mi perdoni il lettore—è necessario che io riproduca una parte del colloquio fra me e la signora Amelia—che io chiarisca questa scena culminante del dramma, onde nessuno abbia la temerità di supporre oltre il vero.

—Angiolina!... Mio Dio!... Come è imprudente quella ragazza!... Ella se ne va... ci lascia qui soli!...

—Che serve, Amelia?—Non è la prima volta che noi ci troviamo così deliziosamente accompagnati.... senza testimoni, senza...

—Ebbene: ti pare che io abbia la febbre?...

—Mi pare che tu sia più bella che mai... Non ho mai veduto i tuoi begli occhi brillare di tanta luce!...