—Domani giungerà mio marito!—esclamò Amelia atteggiandosi a vittima.

—Egli!

—Rientrando allo Stabilimento, ho trovata una sua lettera che mi dà questa consolante notizia.

—Domani!...

—Sicuro... domani.

Restammo alcun tempo senza parlare. La signora Amelia mi guardava fissamente, con un'espressione ad un tempo desolata e provocante.

Io sentiva i doveri della mia situazione. Quando anche il fascino voluttuoso di quella donna non mi avesse sollecitato, la paura di rendermi ridicolo, di passare per un imbecille, doveva necessariamente animarmi a tentare il più difficile assalto.

—Amelia—presi a dirle con trasporto—non puoi imaginare la terribile scossa che ho provato! Eppure, tosto o tardi ciò doveva accadere... Non era a sperarsi che questa esistenza potesse durare eternamente....

—Eravamo troppo felici!—rispose Amelia sospirando.

—Sì... abbastanza felici—proseguii con calore—per non avvederci che tutto il nostro paradiso era costituito sull'orlo di un abisso!... Quando tu mi parlavi di lui... di quell'uomo che non ha saputo apprezzarti... che ti ha reso tanto infelice—che vuoi?—io prendeva parte alle tue amarezze, io deploravo il tuo passato, senza riflettere che queste amarezze e questo passato dovevano riprodursi in un prossimo avvenire... La condotta di quell'uomo mi faceva raccapriccio; eppure, io mi consolava con questo pensiero, che se egli fosse stato uno sposo più tenero, più sensibile alle tue bellezze, più affettuoso—il tuo cuore sarebbe rimasto a lui solo... Mi era fatto una singolare idea della nostra situazione..... Appoggiandomi alle ragioni del cuore, mi pareva che fra te e lui tutto fosse finito.—Per quindici giorni ho potuto illudermi in questa chimera di felicità... Ed ora tu vieni a dirmi; domani!... Ma dunque... fra ventiquattr'ore... i nostri giocondi ritrovi, i nostri colloqui, tutti gli anelli di questa catena deliziosa si scomporranno..... avrò cessato di stringere al labbro questa tua mano così bianca... così morbida e soave!...