—Oh! spero bene—mi interruppe la signora col suo fare più milanese—spero bene che la presenza di mio marito non ci impedirà di passare insieme buona parte della giornata... spero bene che non cesserai di accompagnarmi al passeggio—che, finita la stagione delle acque, tornando a Milano, vorrai farmi qualche visita...
—Ma tu credi... Amelia.... tu credi proprio che non ci saranno ostacoli per parte di lui?...
—Lui!... mio marito! Sta a vedere che Edmondo comincerà adesso a farmi l'Otello!... Non te l'ho detto tante volte?... Io non sono una donna per mio marito... Vedrai domani... Egli non crede che vi siano al mondo degli uomini così privi di buon gusto da far la corte a sua moglie!
—Si può esser più cieco?
—E più imprudente, dico io! All'ultima festa del Sindaco, lo scorso carnevale, egli mi ha lasciata tutta la notte in balìa di un uffiziale dei cavalleggeri, un bel giovinotto, che mi ha fatto ballare.... che mi ha fatto ballare!... Crederesti? In tutta quella lunga serata, Edmondo mi si è accostato una sola volta per ringraziare il mio cavaliere della sua assiduità, per congratularsi con lui della sua instancabile condiscendenza! Quasichè, a farmi ballare tutta la notte, quel povero uffiziale avesse compiuto un eroico sacrifizio!...
—Amelia... Ciò che tu mi dici è incredibile!...
—E ti assicuro che quell'uffiziale non perdeva il suo tempo... e che io più di una volta fui costretta di richiamarlo al dovere...
—Basta, Amelia! Mi vengono i brividi a pensarci! Io non potrei tollerare che un altro uomo stringesse nella sua, questa tua mano adorabile...
—Via, moderiamo questi trasporti! Il dovere... l'onore... la pace di mio marito!...
—Questi capelli morbidi e profumati... queste labbra spiranti voluttà... tutti questi tesori della bellezza....