—No! non intendo rovinarti...—Io mi limito a chiederti diecimila lire... per la pagnotta, e sono abbastanza discreto per cederti il pollo al prezzo di lire quarantamila—somma totale: cinquantamila lire.
—Era quello che mi attendeva! brontolò Franz, voltando le spalle al banco dei commestibili—ecco il frutto delle mie lezioni!
—Via! non vada in collera! si mostri ragionevole—insisteva Joseph colla sua flemma inesorabile.—Si provi a fare un giro sulla piazza. S'ella trova qualcuno che le offra i miei generi a prezzo più discreto, io sono pronto a regalarglieli senza esigere un quattrino.
—Fine alla commedia! gridò Franz al colmo dell'ira—se io ti ho insegnato che il profittare delle occasioni è sapienza da commerciante, saprò anche mostrarti che l'abuso conduce a rovina.
Joseph si levò dai taschini un piccolo oriuolo d'argento, e, dopo averlo consultato—è ora di chiuder bottega, disse sbadatamente—riponiamo le nostre merci... e vediamo di prender sonno.—Quanto a te, mio ottimo amico, profitta del lume per sceglierti il tuo letto—fra poco la candela sarà consunta, e fino a domani io non farò altre spese di illuminazione.
—Joseph!... mio amico.. mio compagno di infanzia...—esclamò Franz, raddolcendo la voce—dovrò io credere che il tuo cuore sia tanto indurito!
—Un mio ottimo amico e maestro mi ha insegnato, che in presenza della speculazione debbono sparire tutti i sentimenti e gli affetti... Buon riposo, Franz!.. La notte porta consiglio, e forse domattina sul fresco apprezzerai meglio la mia discrezione e i tuoi interessi.
Ciò detto, Joseph si fece guanciale del sacco dove eran chiuse le sue provvigioni, e, ravvoltosi nell'ampio cappotto, soffiò sulla candela.
Franz si gettò boccone per terra. Di là a pochi istanti sì l'uno che l'altro presero sonno.