La marchesa suonò il campanello.

Clementina ricomparve.

—Bada che nessuno deve entrare in questa sala, nè tampoco avvicinarsi alle porte, disse la marchesa alla cameriera in tono solenne. Io debbo conferire col signor don Cecilio di affari molto importanti...

La cameriera fece un inchino, girò intorno uno sguardo scrutatore, uscì dalla sala, fece traballare l'anticamera con quattro salti rumorosi, poi leggiera, leggiera, sulla punta de' piedi, tornò presso la porta, e pose l'orecchio al buco della serratura.

Don Cecilio Speranza, con voce pecorina riprese a parlare:

—Voi non ignorate, signora marchesa, quanto amore io porti alla vostra nobile e generosa famiglia, quanto mi stia a cuore il vostro decoro, e qual sentimento di predilezione paterna mi leghi a quella cara e buona fanciulla che è la marchesina Virginia. Io l'ho battezzata, io l'ho iniziata alla prima comunione, l'ho diretta fino dai primi anni co' miei consigli, colle mie esortazioni, sia in casa, sia nel sacro tribunale di penitenza... La vostra Virginia mi ha sempre ascoltato... mi ha sempre obbedito... Grazie agli aiuti della divina provvidenza, ella è cresciuta nel santo timor di Dio... In una parola ella è degna figlia di una madre, che noi abbiamo sempre citata come modello di tutte le virtù.

La marchesa crollò leggiermente la testa, facendo un sorrisetto di compiacenza.

—Era a desiderarsi, che a complemento di tante belle doti, quella santa fanciulla prediletta da Dio vivesse mai sempre fra le dolcezze della verginale innocenza... Ma questa vocazione delle anime elette non è oggidì molto comune alle fanciulle... all'età di sedici anni quasi tutte propendono verso il sesso più forte.... La vostra buona ed amabile Virginia in ciò seguì l'esempio delle altre...

—E di sua madre... interruppe la marchesa sorridendo.