—Un momento!...
Joseph si fece a numerare lentamente i biglietti di banco, e trovata le somma completa, dopo aver consegnata la merce, intascò il portafogli in aria di trionfo.
Ma la gioia di Joseph non durò a lungo.
Perchè mai, dopo due giorni di digiuno, l'amico indugia tanto a spezzare il suo pane, ed a mettersi in bocca qualche frammento del grosso volatile?
A tale pensiero, abbassando istintivamente lo sguardo sulle proprie imbandigioni, Joseph con sorpresa e terrore si avvide che del suo bel pollo quasi più non gli rimaneva che il carcame... La pagnotta aveva presa la forma di un quarto di luna.
Frattanto l'amico aveva spiccata la testa al cappone, e dopo aver rinchiuso il restante nella valigia, andava suggendo le cervella e rosicchiando lentamente le ossa del cranio, come un epulone già sazio che si diverta coi residui obliati.
La situazione dei due reclusi era molto cangiata, e Joseph non tardò molto a comprenderlo.
—Se vuoi spegnere il lume... disse Franz.
—Ma ti pare?—rispose Joseph col labbro serrato. Fino a quando tu non abbia finito il tuo pranzo...
—Il mio pranzo è finito, disse l'altro, tritolando fra i denti il becco del pollastro—ora si può dormire.