—Tutto è finito!
—Ed io ne ho per dieci giorni! rispose dall'antro opposto una voce lugubre.
Joseph portò la mano al portafogli, e lo serrò presso al cuore, come una madre stringerebbe un figliuolo minacciato.
Quella notte fu lunga e travagliata per entrambi.
—Se domani è abbattuta la valanga, il mio tesoro è salvato!—pensava Joseph tra i fremiti del terrore.
—Se gli zappatori, calcolava l'altro fra gli spasimi, tardano due giorni a liberarci, le mie cinquantamila lire sono redente!
La notte trascorse—venne il mattino—una eterna giornata di digiuno torturò le viscere del povero Joseph—e la grotta non si aperse. Nessuna oscillazione della neve, nessun rumore lontano che annunziasse l'approssimarsi dei liberatori.
Joseph rientrò disperato nella grotta, e, prima di coricarsi, si lasciò sfuggire la parola fatale:—ho fame!
—Ed io n'ho d'avanzo!—rispose dall'antro opposto la solita voce—posso servirti?
—Mi rimetto... alla tua discrezione.