»E tornammo alla camera da letto.

»O Valentina: la vita che noi conduciamo da otto giorni potrebbesi paragonare ad un giardino incantato, dove, appena colta una rosa, un altra ne sbuccia più fresca ed olezzante. Ho paura d'essere troppo felice!....

»Non ho veduto ancora un teatro, nè ho visitato alcun monumento di questa bella città. Usciamo rare volte al passeggio, evitando le vie frequentate ed i corsi; Alfredo è occupato a scrivere sei ore al giorno; io gli sto d'accanto lavorando; di tratto in tratto interrompiamo le nostre occupazioni per iscambiarci quattro parole e quattro baci, poi ciascuno ritorna al suo posto. È la vita dei canarini!

»E sai cosa mi ripete Alfredo quasi ogni giorno!—Clotilde: nello stato coniugale, perchè si conservi l'amore, convien conservare innanzi tutto la poesia. La poesia è santa luce del cielo senza di cui ogni cosa scolorisce.

»Ho voluto ripeterti queste parole di Alfredo, perchè tu pure ne tragga profitto.

»Frattanto, abbi un po' di di indulgenza per questa mia lettera, forse troppo lunga e piena di dettagli troppo minuziosi. Ho sfogato il mio cuore, versando in quello di una tenera amica una felicità sovrabbondante.

»Attendo pel ritorno del corriere una tua lettera, che più sarà lunga, più mi riuscirà gradita. Caccia dall'animo i tristi pensieri, ed ama sempre

La tua amica Clotilde Leoni».

Milano, 10 novembre.

V.