»Mi dici che il tuo fidanzato, fra l'altre belle qualità che lo distinguono, è anche un po' sordo, un poco miope, e mediocremente imbecille. Di nuovo mi congratulo, figliuola mia; quel tuo uomo ha tutte le disposizioni per formare un eccellente marito. Pochi giorni sono ho visitato in Seregno il signor Cristoforo Montorio, che, prima di ammogliarsi, avea presso a poco le stesse qualità. Sua moglie da circa venti anni si è adoperata a perfezionarlo; tanto che a quest'ora egli è cieco, sordo, e completamente imbecille. E sai tu quanti figli ebbe il signor Cristoforo? Sedici; tutti belli, tutti sani e robusti. Gli uomini di tal fatta sono creati per ristorare le perdite della società; e siccome sta scritto che il numero degli imbecilli vada di generazione in generazione ingrossando, così madre natura ha in grado eminente dotati costoro della facoltà procreatrice. Fanne tuo pro, Luigia mia, e vivi lieta.
Il tuo sempre fedele amico!
Milano, 31 luglio 1866.
A. Ghislanzoni.»
Il Reddivivo
I.
Enrico Lanfranchi dormiva già da sei mesi nel cataletto, quando, una bella sera d'estate si riscosse, all'improvviso, rimosse il coperchio della cassa, si levò in piedi, e gittato dalle spalle il logoro lenzuolo onde era involto, uscì passo passo dal Campo santo.