Samuele indovinò quell'atroce pensiero, e riprese la parola con calma simulata:

—Tu conosci la storia miseranda del celebre Tartini. Egli morì in una notte di sabbato, strangolato dal suo demonio familiare che gli aveva insegnato la maniera di dare anima al violino, incorporando in esso lo spirito di una vergine. Paganini ha fatto di più. Paganini, per comunicare al proprio istromento i gemiti, i gridi desolati, le note più strazianti della voce umana, si è fatto assassino dell'uomo che più gli era affezionato sulla terra, e coi visceri della sua vittima ha composto le quattro corde del suo violino fatato. Eccoti il segreto di quel fascino, di quella potenza irresistibile di suoni, che tu, mio povero Franz, non potresti mai uguagliare, se prima...

E il vecchio troncò a mezzo la frase.

La sua voce era paralizzata da uno sgomento misterioso.

Franz, abbassando gli occhi, uscì dopo alcuni minuti in questa domanda:

—E tu credi, Samuele, che arriverei anch'io ad ottenere gli effetti inauditi, a suscitare gli entusiasmi di Paganini, qualora le corde del mio istromento fossero composte di fibra umana?

—Pur troppo!—esclamò il maestro con singolare espressione—ma per ottenere l'intento, non basta che le corde sieno composte di fibra umana; è necessario che questa fibra abbia fatto parte di un corpo simpatico. Tartini comunicò la vita al proprio violino, introducendo in esso l'anima di una vergine—ma quella vergine era morta di amore per lui; e il satanico artista, assistendola nelle ultime agonie, a mezzo di una cannuccia, avea fatto passare nello istromento lo spirito della moribonda. Quanto a Paganini, t'ho già detto che egli assassinò il migliore dei suoi amici, la persona che più gli era legata di benevolenza—e la assassinò per strappargli le viscere e per convertirle in altrettante corde da suono.

—Oh! la voce umana!—il miracolo della voce umana, proseguì Samuele dopo breve silenzio.—Credi tu dunque, mio povero Franz, che io non ti avrei insegnato a produrla, se questa si potesse ottenere coi mezzi dell'arte, di quell'arte nobile e santa che vuol vivere di sè stessa, che vuol risplendere della sua propria luce, che disdegna le bassezze e le ciurmerie, che ha in orrore i delitti?

Franz non ebbe forza di proferire un accento. Si levò in piedi con una pacatezza sinistra che rivelava la più profonda agitazione—prese in mano il violino—fissò nelle corde un'occhiata sprezzante e minacciosa—e poi, afferratele con impeto convulso, le strappò dallo istrumento.

Il vecchio Samuele mandò un grido. Le corde ridotte a gomitolo erano state lanciate nelle brage del caminetto, e quivi si contorcevano stridendo, come al contatto del fuoco un gruppo di serpenti assiderati.