Poco dopo (il convoglio era già uscito dalla stazione, e quell'uomo singolare non aveva mai levati gli occhi dalla sua donna) egli portò l'indice al labbro, e volgendosi a me colla espressione della più viva compiacenza «ella dorme!—mi disse—così giungerà a Padova senza avvedersene—non soffrirà! Osservate! Quando ella dorme, la sue guancie prendono un bel colore di rosa... Credete voi che la sua malattia sia grave?»
Io rimasi colpito da quella inattesa interpellanza, ma più ancora dall'ansia affannosa ond'egli attendeva la mia risposta.
Tentai di rassicurarlo. Gli feci osservare che il respiro della dormente era dolce e regolarissimo.
Per tutta risposta, egli mi strinse la mano—e stette parecchi minuti senza profferire parola.
Poi, contemplando con espressione ineffabile la povera malata—no! non è possibile!....—parlava fra sè—una donna non può morire quando è amata come tu la sei, o mia buona Maria!—E voltosi di nuovo a me «Io credo, mi disse, che se questa poveretta avesse a morire, ella mi trarrebbe seco inesorabilmente dopo pochi giorni, o io avrei tale potenza da farla rivivere!»
Queste parole mi afflissero come un lugubre vaticinio.—Ed ora, nel ricordarle, mi sento commuovere da superstizioso terrore, poichè la fine del povero suonatore di tromba fu quale egli stesso la aveva preconizzata in quel giorno.
Quel signore, che alla stazione della ferrovia aveva presagita la prossima fine dell'ammalata, non si era punto ingannato.
Quella debole fiammella, che era l'anima della povera Maria, a Padova si andava spegnendo di ora in ora. Finita la fiera del Santo, la malata espresse il desiderio di trasferirsi ad un paesetto in vicinanza dei colli Euganei,—dove—sperava ella—avrebbe respirato la salute e la vita. Una mattina fu veduta uscire dalla città una grande carrozza tirata da un solo cavallo che andava al passo. Dentro la carrozza, adagiata tra quattro guanciali, stava la pallida Maria sorridendo mestamente al marito che, seduto di faccia, la accarezzava con sguardi di madre.
Giunsero al paesello in sull'ora del tramonto. Dalle colline verdeggianti spirava il tiepido soffio della vita—da ogni parte un cinguettio, un tripudio, una festa. Le contadine uscivano dalle case, e vedendo passare quel lento convoglio, cessavano dal canto e guardavano attonite.
La carrozza si fermò presso una casetta di fresco costruita, bianca come una sposa.