All'approssimarsi del carnevale, l'impresario della Fenice stava in forse di scritturare un altro professore di tromba per sostituirlo a questo assente misterioso, che non dava più segno di esistere; ma ecco sopraggiunge una inattesa lettera diretta al presidente del teatro—è il Rubly che annunzia il suo prossimo ritorno a Venezia, che promette di trovarsi al suo posto la sera della prima prova d'orchestra.
Il Rubly, all'ora fissata, entrò nel teatro e si assise dinanzi al leggio senza far motto ai colleghi. La sua nobile fisonomia, improntata di mestizia serena, attraeva irresistibilmente gli sguardi. Nessuno osava interrompere quel misterioso silenzio, nel quale si rivelava un profondo cordoglio e una speranza sublime.
Ma ciò che sorprese, ciò che scosse di ineffabile meraviglia i professori dell'orchestra, fu il primo squillo che il Rubly evocò dalla tromba—un squillo potente, febbrile, convulso, ma pieno di dolcezza.
La prova fu sospesa per un istante. Tutti i professori si alzarono come un sol uomo per fissare in volto l'artista.
Il Rubly comprese il suo trionfo, e senza levarsi dallo sgabello salutò i colleghi con uno sguardo irradiato di gioia.—Poi, come uno che parli a sè stesso: non basta ancora, mormorò sommessamente—ma quattro o cinque mesi di esercizio costante mi renderanno onnipotente.
In quel carnevale, la tromba del Rubly divenne famosa a Venezia, e i frequentatori del teatro la Fenice, ad ogni nuova rappresentazione, notavano nell'artista un sensibile progresso. Le signore di temperamento delicato, al prorompere di quegli squilli, impallidivano—gli uomini di carattere appassionato si sentivano compresi da una tristezza inesplicabile, e qualche volta erano costretti a fuggire dal teatro, come si fugge, per istinto, da ciò che affascina e soggioga.
Il Rubly era additato nelle vie come una eccentricità della specie umana. Egli passeggiava sempre solo: suoi occhi si affissavano, con rapida vicenda ora al cielo ed ora alla terra, mutando ad ogni tratto espressione. I più lo dicevano pazzo.
In quell'anno, uno spettacolo insolitamente grandioso si allestiva al teatro di Padova per la fiera del Santo. La stagione doveva aprirsi coll'opera Roberto il diavolo, concertata e diretta da Angelo Mariani.
Il Rubly fu chiamato a far parte dell'orchestra.
Tutti ricordano la fantastica evocazione di Beltrame nel convento di Santa Rosalia: tutti sanno come in quella stupenda ispirazione fantastica predomini lo squillo della tromba. Il Rubly, nell'accentare le potenti frasi del sublime maestro, divenne a sua volta sublime.—Quanti assistevano alla prova si sentirono, a quegli accenti, correre per le vene un brivido di terrore.