»Oh! chi potrà realizzare i sogni dorati della vostra fantasia? Chi seconderà i desiderii prepotenti di un'anima, che dall'amore si ripromette sì forti gioie, sì inebbrianti voluttà?
»Il cantante..... il solo cantante può giungere a tanto. Egli, che essendo per legge fisica meglio di ogni altro disposto all'amore, è altresì pella sua posizione sociale in grado di assecondare tutte le esigenze, tutti i desiderii della più capricciosa fra le mogli.
»Amate i viaggi?—Un marito ordinario, per uno sforzo di compiacenza, vi conduce a Parigi od a Londra, accompagnandovi colla gravità d'un pedagogo, che il giovedì e la domenica meni a spasso l'allievo. Dopo quel viaggio, tornando al vostro paese, udrete la terribile condanna «di qui più non usciremo.» Un cantante all'incontro, al volger d'ogni anno, d'ogni stagione, mutando paese e clima, seco vi trae di mare in mare, di terra in terra, e vi gioconda di sempre variate sorprese. I vostri amori, languenti oggi sotto i geli del nord, si ravvivano domani e ritrovano l'antica energia riscaldati dal sole del tropico. Più animati si rinnovano gli amplessi ed i baci, oggi sotto un boschetto d'aranci, domani sotto i mirteti; oggi all'ombra dei tigli, domani fra le palme e l'olezzo degli aromi; oggi al canto degli usignuoli, domani fra l'urlo delle jene e le strida dei pappagalli; oggi sui muschiosi tappeti dell'Apennino, domani sulle ardenti sabbie del deserto.
»L'amore vive di illusioni. Perchè queste durino perenni anco nello stato coniugale, si richiede un tatto squisito, una raffinata perizia, di che pochi sono dotati. Misero quel marito, che strappando le rose onde il talamo si adorna, squarciando con improvvide mani i veli, che ne adombrano i misteriosi recessi, prepara a sè medesimo ed alla propria compagna il disinganno e la sazietà! Fui per molti anni amico d'un egregio basso cantante, il quale ora nelle vicinanze di Ancona vive agiatissimo, godendo il frutto di onorate fatiche. Era non troppo bello della persona, ma elegante nei modi, d'indole modestissima; e, benchè uscito di bassa famiglia, modellandosi al contatto della buona società, e coltivando lo spirito con meditate letture, oltre al rendersi ammirato sulle scene come cantante, godeva in società tutte le simpatie che il mondo accorda agli uomini distinti. Ora avvenne, che cantando egli al teatro di Sinigaglia, la figliuola di un ricchissimo signore perdutamente se ne innamorò, e benchè non lo avesse mai veduto che in sulle scene sotto le spoglie del duca Alfonso di Ferrara, tanto si riscaldò in quell'amore, che giurò di ottenere il ricambio o morire disperata. Le occhiate, i sospiri, i sorrisi furono molti.—I due amanti si intesero a meraviglia.—Si cominciò col solito carteggio, co' soliti regalucci, colle solite promesse di fede inviolabile; finchè il padre della fanciulla, che era un fior di onest'uomo, accortosi della tresca, non si fece molto pregare a secondarla con valido matrimonio. Le nozze furono con insolita pompa celebrate.
»La città fu quella sera magnificamente illuminata, e l'orchestra del gran teatro sotto le finestre degli sposi novelli eseguì dodici pezzi di scelta musica.
»Frattanto che avviene negli intimi recessi delle stanze nuziali?
»Adagiata sulle coltrici profumate, leggiadra pegli adornamenti dell'arte e pei vezzi della natura, la giovinetta con impaziente desiderio attende l'ora della felicità suprema.....
»Ed ecco, le porte si spalancano; ed un uomo dal volto severo ad un tempo ed amoroso, dalle vesti splendide d'oro e di gemme, dall'incesso grave e dignitoso, si accosta alla giovinetta che trasalisce di sorpresa e di voluttà. Non è più lo stesso marito che poche ore dianzi coll'obbligatorio soprabituzzo a coda di rondine e coll'indispensabile cappello a cilindro, la accompagnava alla chiesa: è il duca Alfonso di Ferrara, quale nella scena terza dell'atto primo apparisce a Lucrezia Borgia, meno la feroce ironia del sorriso e gli inumani desiderii di vendetta.
«Lo stratagemma riescì mirabilmente; quel travestimento bizzarro ridestò nella giovine sposa le ricordanze più care; ella balzò dalle piume, e gettossi con trasporto nelle braccia del duca. Le gioie dell'imeneo si alternarono per entrambi saporitissime, e sul talamo nuziale, che generalmente suol chiamarsi la tomba dell'amore, rinverdirono per essi le speranze e le illusioni di un avvenire felice. Nè quello fu l'ultimo travestimento onde il sagacissimo marito scosse le volubili fibre della sua donna; che anzi per molti anni continuando la lodevole costumanza, ogni sera, tornando dal teatro, a lei si presentava sotto nuovo costume. Enrico VIII, Carlo V, Filippo Visconti ed altri illustri fecero alla lor volta onorevole comparsa, ed ottennero le stesse carezze, l'istessa cortesia che al duca di Ferrara erano state prodigate. E quando la fortunatissima donna, desiderando più lieti amori, si mostrò noiata di quei severi personaggi, il brillantissimo Figaro colla chitarra al collo e il dottor Dulcamara colla sua boccetta di elisir la solleticarono di novelle sorprese. (Risa ironiche nei banchi dei mariti). Io era preparato a quelle vostre risa di scherno, o grossolani e volgari mariti. Voi non potete apprezzare al giusto valore gli ingegnosi ritrovati del cantante anconetano; voi, che forse nel giorno delle nozze osaste comparire innanzi alla sposa con un paio di mutande scucite, e una grossa flanella di cotone sulla zucca. (Indignazione). Oh! il berretto di cotone! Conosco molte dame rispettabili, che sdegnate e prese da ribrezzo in mirare questo accessorio della toilette maritale, all'indomani delle nozze furono spinte a chiedere il divorzio. (Applausi nelle prime file).
«Restami ora a dire—e sarà l'ultima parte, forse la più efficace di questo mio lungo sermone—restami a dire, amabilissime figliuole, di quelle avvantaggiose combinazioni, per cui la moglie di un cantante può meglio di altra donna qualsiasi... coronare la felicità del suo compagno indivisibile.