»Ispiratemi, o caste suore dell'Elicona! Fate che io ritrovi una perifrasi pudica, onde esprimere il peccaminoso concetto!—Eppure avvi fanciulla ben educata—parlo di quelle, che ebbero la fortuna di entrare in collegio fino dalla più tenera età, e di collaborare con un centinaio di amiche innocenti alla risoluzione dei più simpatici problemi della natura—avvi fanciulla, che, qualche volta, non abbia vagheggiato l'imeneo siccome una condizione d'indipendenza sociale, e sospirato un marito, siccome una etichetta legittima per far passare la merce di contrabbando? Certo è che al vostro orecchio infantile, prima della parola matrimonio, suonò l'adulterio nei santi precetti del decalogo, e all'età di sette anni quella oscena parola fu proferita da voi senza rossore, fino al giorno in cui la direttrice, o la maestra, o il catichista del collegio, o qualcuna delle vostre amiche più intime, vi fecero comprendere con pietose reticenze il segreto di quel precetto divino. Le oneste fanciulle cominciano ordinariamente la loro educazione sentimentale su qualche pagina del Manuale di Filotea, ovvero del catechismo. Gran ventura pei mariti, che in grazia del decalogo, voi apprendiate a conoscere le illegalità prima degli obblighi conjugali! Io vi assolvo col labbro e col cuore, amabilissime figliuole! La colpa non è vostra, se nell'età delle illusioni e dei desiderii, prima dei vincoli, voi vagheggiaste le risorse illegittime del matrimonio! Un marito è per voi il primo uomo, che deve emanciparvi dalla soggezione dei parenti, e presentarvi a tutto il genere umano, guarentite da ogni pericolo.—(Sensazione nelle prime file). Io comprendo dalla vostra irrequietezza e dal vostro rossore, o intelligenti, non meno che avvenenti figliuole, che voi mi avete compreso perfettamente. Vi parlo da scapolo, da giovine spensierato; vi parlo come colui, che nell'ultimo disinganno delle vostre repulse, fino da oggi a mezzogiorno rinunziava a qualunque aspirazione di vita coniugale. Certo, s'io serbassi ancora qualche speranza o desiderio legittimo—non sarei tanto stolto da prevenire le vostre anime, forse innocentissime, cogli adescamenti della colpa.... Conosco dei poeti.... dei romanzieri, degli autori di commedie, i quali, per avere nei loro scritti giovanili insegnata alle donne la strategia dei capricci amorosi, e raccomandata la infedeltà coniugale quasi un obbligo di galanteria, più tardi, per opera di una moglie intelligente, sentirono spuntare sulla testa il mal albero seminato.

»Posto dunque che l'istinto e l'educazione vi portino, o sensibili fanciulle, a diffidare della vostra fermezza, antiveggendo le difficoltà di una fede quasi ripugnante alle leggi stesse della natura—non vi pare egli ottimo consiglio, dovendo legarvi ad un uomo per tutta la vita, badare che esso non sia in tal posizione da esercitare su voi una sorveglianza perenne, e da chiudervi ogni adito a quelle divagazioni o variazioni, che tanto desideraste nei sogni dell'età prima?

»Accorte, direte voi, e previdenti sono le fanciulle, che volonterose si legano ad uomo un po' sordo, un po' miope, e mediocremente imbecille.—Badate: la sordità, e la miopia sono indizio di debilitazione generale nel sistema nervoso—e un marito, debilitato in anticipazione, non conviene per verun titolo a giovine donna. E sono altresì i sordi ed i miopi per loro natura ombrosi, diffidenti e tenaci; però non cessano dal sorvegliare, e irrequieti brontolano, e tormentano la loro compagna, prima ancora che essa abbia dato motivo a sospetto legittimo. D'altronde non è molto aggradevole il convivere con persone tanto compromesse nei sensi—e poichè il marito bisogna ad ogni costo subirlo per tutta la vita, sta bene che egli sia in grado di intrattenere la sua compagna aggradevolmente, quando altri non occupi il suo posto.—No: un miope ed un sordo non farebbero al caso vostro, mie belle figliuole—nè io voglio farvi il torto di credere che a voi manchi quello spirito tanto comune alle mogli, di farla sugli occhi al più chiaroveggente dei mariti (applausi nelle prime file). E tanto meno vorrei affidarvi ad un imbecille—essendo oggimai riconosciuto che gli uomini più eminenti per ingegno, più versati nella diplomazia, nelle scienze, nelle lettere, nelle arti, prima che dalla patria renitente, ebbero dalla moglie una corona non richiesta, e per essa una celebrità non invidiata. È ben vero che alla moglie di un imbecille il mondo perdona facilmente qualche distrazione illegittima, quasi sempre involontaria... Si ride, e si compatisce.... «È tanto stupido quel marito!.... È tanto brillante quella donna!... Ella avrebbe torto di esser onesta!» Così parla il mondo, ed assolve. Ma più spesso nei circoli galanti ho udito dire a cert'uni: «Quella povera signora.... è ben infelice di aver un marito scienziato!... Tutto assorto ne' suoi studii, preoccupato de' suoi piani politici, delle sue scoperte, de' suoi lavori letterarii, colla soverchia attività della mente, egli si è inaridito il cuore. Una donna sana e robusta può ben rispettare un marito sfibrato dalla meditazione; ma è però necessità che ella cerchi d'altra parte qualche scossa più energica!.. Ella ha ragione di dire che nel marito adora lo spirito, ma nei cinque o sei dragoni che la corteggiano, rende omaggio alle forme più elette della materia.» (Entusiasmo nelle prime file—sospiri per parte delle donne vecchie). Credetelo, figliuole mie, una donna intelligente trova sempre un mezzo termine per coonestare in faccia alla società elevata tutti i capricci dello istinto.

»Importa innanzi tutto—ed è appunto di ciò che io voglio a preferenza intrattenervi, per l'utile vostro—che il marito non sappia mai, e che la società sappia il meno possibile, in modo che voi abbiate sempre dei validi argomenti a protestare contro l'evidenza dei fatti.

»Ed eccoci al passo dove io voleva condurvi. Quando io vi abbia dimostrato che il solo cantante, per la sua posizione sociale, per gli obblighi inerenti alla sua professione, e per le condiscendenze obbligatorie imposte dall'arte, in date circostanze, non può nè vedere, nè udire, nè vietare, nè sorprendere, nè adirarsi, nè fare scandali, nè promuovere inchieste... allora voi dovrete convenire—e sarà l'ultimo e il più solenne trionfo della mia eloquenza—che il cantante, sia desso baritono o tenore, buffo o basso profondo, è senza alcun dubbio, il più comodo dei mariti. (Attenzione).

»Io voglio concedere—nè potrei oppormi alla evidenza dei fatti—io voglio concedere, che il progresso della civiltà abbia di molto avvantaggiata, a' giorni nostri, la condizione di quelle povere vittime del dispotismo mascolino, che si chiamano le mogli—perocchè alla grande categoria de' mariti comodi, quella pure si annette dei mariti tolleranti, compiacenti, o consenzienti, o contenti—le quali categorie potrebbonsi ancora suddividere in gradazioni variantissime ed infinite.

»Io non voglio farvi il torto, amabilissime figliuole, di calunniare la vostra ingenuità fino a sospettare che, nei vostri sogni di indipendenza conjugale, abbiate mai vagheggiato uno sposo tollerante o consenziente. Il desiderio istintivo del piacere non può escludere ogni senso di amor proprio in cuore di fanciulla ben conformata ed onestamente educata.

»Voi aspirate alla libertà, ma questa parrebbe a voi frutto insipido ed acre, qualora il Dio tiranno del vostro paradiso domestico non ve ne imponesse il divieto. Se una mela vi cascasse nel grembo, se una rosa si sfogliasse sul vostro capo, quel frutto, quel fiore non avrebbero pregio per voi.

»L'ostacolo di una siepe, il terrore del guardaboschi, la puntura d'uno spino—ecco gli allettamenti, gli stimoli, che abbelliscono il peccato. Voi altre donne somigliate a quegli inveterati cospiratori, i quali non possono vivere in libero paese, dove appunto la libertà toglie loro ogni pretesto di cospirazione. E d'altronde non bisogna dimenticare, come, nello stato, conjugale, una donna non debba mai rinunziare alla più nobile e dilettevole delle sue prerogative, quella di tormentare il marito e tiranneggiarlo a sua volta colle smanie vere o simulate dalla gelosia.—Le quali smanie, oltre ad essere un mezzo efficacissimo per rompere la monotonia di una esistenza uniforme, possono anche divenire eccellente stratagemma a conquistare un braccialetto, una mantiglia, un abbonamento ed un palco in teatro, un nuovo equipaggio, un congedo illimitato pei bagni di acqua salsa, (Sensazione). Escludiamo dunque i mariti tolleranti e consenzienti e contenti—perocchè a ben esaminarli, essi non sono tanto comodi, quali vorrebbero apparire—e vediamo all'incontro di fare una buona scelta fra questi ultimi.

»Un impiegato! direte voi—un impiegato a stipendio fisso!.... Io rendo omaggio alla vostra perspicacia, al vostro istintivo buon senso, perocchè avete colto fra i migliori. Un impiegato, che tutti i giorni, tranne la domenica, esce di casa alle nove del mattino per non tornare che alle quattro od alle cinque pomeridiane, può fornire delle occasioni molto propizie ad una moglie intelligente ed attiva. Otto ore di libertà sulle ventiquattro della giornata! La prospettiva è abbastanza seducente, per una giovane donna, che desideri e sappia, alla sua volta, impiegarsi. Però non ho mai fatto le meraviglie in vedere molte fanciulle di condizione civile ed onestamente allevate, rifiutare le profferte di un commerciante abbastanza avventuroso, ovvero di un'artista che lavori in casa, per unirsi ad un modesto impiegato da tre o quattro lire al giorno, i cui probabili avanzamenti promettono ad epoca incerta un reddito di lire cinquemila. Ed è assai significante nella sua ingenuità, la frase ripetuta in tali casi dalle giovani fanciulle: «Mio marito colle funzioni pubbliche, ed io, in casa, co' miei lavori privati, guadagneremo di che vivere con decoro.» Infatti, veggonsi parecchie mogli di impiegati a tre lire, trascinare maestosamente il velluto e la seta sui baluardi, e competere colle grandi dame nel lusso e nella manìa dei divertimenti. Ciò prova, che i lavori privati di una saggia moglie, possono costituire una rendita non dispregevole ad un marito, che sia puntuale all'impiego, e non esca mai dall'uffizio ad ora indebita.—Ma qui sta il guaio, figliuole mie amatissime.—Io non vi farò notare, come il mondo facilmente inchini a mormorare del lusso e della vita comoda di un funzionario ammogliato.—Nè accennerò alle esigenze dei capi di uffizio, tiranni della peggior specie, i quali vorrebbero far scontare alle moglie, tutti i riguardi di indulgenza, usati verso i loro subalterni, ponendo le misere donne fra le alternative della destituzione o della denunzia!.... No, sulla terra non avvi animale più lubrico e più schifoso di un capo di uffizio, e le grandi, improvvise calamità, che ogni giorno sopravvengono nelle famiglie degli impiegati, sono ad essi specialmente devolute.—Una donna, una moglie perspicace e prudente, sa che il marito deve rimanere all'uffizio fino alle quattro pomeridiane.—Ella prende le sue misure—regola il pendolo a tempo medio—manda a spasso la serva col piccino—predispone la scena onde tutto si passi col massimo ordine.... Queste precauzioni, rigorosamente osservate nei primi mesi, a poco a poco si allentano.... La buona riuscita genera la sicurezza, e da questa una improvvida negligenza.—Si cessa dal montare il pendolo, le sfere si arrestano ed il tempo corre veloce.—E dopo tutto, il marito impiegato, che non è un pendolo, un bel giorno infrange la disciplina.... e viene difilato alla propria abitazione, trova la porta chiusa.... scuote il campanello.... batte.... riesce ad aprire.... e non trova.... Meno male quando non trova la moglie!.... Ma tali casi sono i meno frequenti, avvenendo più spesso che la moglie si trovi in casa.... e troppo bene accompagnata!..... (Applausi).