»Tale è la catastrofe ordinaria di due conjugi pubblicamente e privatamente impiegati—ma questa catastrofe è piuttosto una necessità, che un pericolo della situazione.—Perocchè, quando una volta abbiate ammesso che l'impiegato il più rigido, il più zelante degli impiegati, l'impiegato modello, e l'impiegato bue, l'impiegato macchina, possano avere un lucido intervallo di insubordinazione, e sentire, qualche rara volta, nel corso della vita, i bisogni e gli stimoli animali—ecco una povera moglie eternamente minacciata dal pericolo, ed anzi, più che le altre donne, esposta a quei disastri della vita conjugale, tanto più crudeli alla sensibile natura della donna, quanto meno calcolati e temuti.

»Oh! che dunque? Sclamate voi—in qual classe andremo a trovare il marito che ci guarentisca da ogni sorpresa disaggradevole? Se un impiegato può lasciare quando che sia l'uffizio, contro la volontà od anche per comando del suo capo, ognun vede che anche lo speziale, il medico, l'avvocato, l'ingegnere, il pittore, il commerciante, più indipendenti e più liberi nell'esercizio delle loro professioni, non forniscono alla donna veruna guarentigia di sicurezza domestica.

»La vostra osservazione non potrebb'essere più logica, o argute figliuole dei monti—ed io mi compiaccio di vedermi prevenuto, perocchè la vostra perspicacia mi dispensa da una lunga rassegna di arti e mestieri. E non vorrei che un maligno genio vi suggerisse il ripiego di appigliarvi ad un guerriero, ad un marinaio, o ad altri, che, per necessità di professione, sia costretto a lunghe assenze dal tetto coniugale; perocchè la lunga assenza del marito costituisce un pericolo assai grave, per le mogli che si rispettano, ed io non vorrei che la vostra onoratezza e la tranquillità vostra menomamente soffrissero. Non chiedetemi spiegazioni in argomento sì delicato.—Scrutate le ragioni più intime che vi muovono a desiderare lo stato coniugale; ripensate i vostri bei sogni del collegio, le speranze, i desiderii, i trasporti delle ardenti vigilie. Nelle preghiere del mattino e del vespero voi chiedeste un marito, come l'iniziatore di un'êra novella, nella quale si concretassero per voi tutte le astrazioni di mille esseri idoleggiati. Un esercito di Arturi, di Adolfi, di Ernesti—e ponete pure i nomi più sonanti del repertorio romantico—passava in rassegna nella vostra fantasia giovanile; ma sempre all'avanguardia marciava un Bartolomeo od un Pasquale in abito da nozze. Figliuole mie: il marito Bartolomeo non rappresenta l'ostacolo, sibbene la salvaguardia. Guai tre volte s'egli prolungasse di oltre un mese la sua assenza dal tetto coniugale!

»Il marinaio che ha veleggiato in lontane regioni—il guerriero, che torna da lunga guerra—prima di riabbracciare le mogli, fanno i loro conti sull'almanacco... e qualche volta, per un calcolo puerile di date, sì feroci divengono, da ripudiare ciò che l'uomo ha di più caro, di più sacro in sulla terra—una prole, che aspira a legittimarsi. (Sensazione).

»Voi mi avete compreso, ed io comprendo alla mia volta in quale caos di perplessità e di timori si smarrisca la vostra coscienza. Voi nuotate fra le tenebre—è tempo che io vi indichi la luce, e vi sollevi nella barca di salvezza!.... Oh sì! venite fra le mie braccia.... (Movimento nelle prime file). Che dico?... No! non è a me, che voi dovete rivolgervi, o amabilissime e sensibilissime figliuole! La causa che io difendo non è la mia, ma quella di tutta una casta indegnamente oltraggiata dal pregiudizio! Però, se quanto vi ho esposto nella prima e seconda parte del mio sermone, sulla nobiltà dell'artista di canto, e sulle sue speciali attitudini alla vita coniugale, non basta ancora per vincere le vostre ritrosie; voi non potrete resistere alle seduzioni della mia eloquenza, quando io vi abbia rappresentata la moglie del cantante nel libero esercizio della sua indipendenza morale.... e positiva. (Attenzione).

»È tenore? è baritono?—Non importa il registro della voce.—Ciò che vi ha di interessante per voi gli è che vostro marito questa sera deve cantare in teatro.—I cartelli furono affissi—nulla è sopravvenuto nel corso della giornata, perchè l'impresario abbia a mutare lo spettacolo—la rappresentazione è accertata... immancabile.—Per maggior sicurezza, voi date di braccio al consorte per accompagnarlo sul campo de' suoi trionfi... Non vi basta?... Entrate con lui nel camerino, la aiutate a spogliarsi dell'abito borghese, gli aggiustate le maglie alla gamba, lo serrate ben bene nella armatura di ferro..... Non basta ancora?.... gli date la patina al viso, il sughero alle ciglia: gli accollate alle guancie una lanugine da caprone, lo deformate di una orribile parrucca.—Frattanto, nell'orchestra gli istrumenti cominciano ad accordarsi..... i lumi spuntano alla ribalta, il direttore di scena dà il segnale dell'attacco..... Vostro marito cessa, per quattro ore, quanto dura la rappresentazione, di essere vostro marito..... Inesorabilmente, inappellabilmente egli appartiene alla massa del pubblico.... Comprendete voi, o fanciulle, ciò che vi ha di assoluto, di fatale, in cotesta condanna: appartenere al pubblico?.... (Sensazione). Il fuoco dei vostri sguardi, il vostro furbesco sorriso mi dispensano, o simpatiche ascoltatrici, dallo indicarvi come voi, divenute spose all'ideale più perfetto dei mariti, abbiate a profittare di queste quattro o cinque ore che incatenano al teatro l'eletto del vostro cuore.—Io conobbi a Milano una gentile ed avvenente signorina, la quale, essendo moglie ad un egregio tenore scritturato alla Scala, soleva uscire dal teatro, ove questi prendesse parte ad una rappresentazione; e affermando non poter assistere, per eccessiva irritabilità dei nervi e per soverchianza di affetto coniugale, ai pubblici cimenti dell'artista marito, trascorreva buona metà della notte nel proprio appartamento, in compagnia di uno o più dilettanti che meglio le gradivano. (Mormorio di approvazione).

»Ma oramai, troppo io credo aver detto su tale argomento—e voi troppo intendeste.

»Se più oltre procedessi, sarebbe a temersi che la mia perorazione venisse accolta da un mormorio sinistro.

»Io vi ho presentato un vero ideale; vi ho fornito, in certa guisa, il ritratto fisico e morale di un marito modello: ve ne ho delineati i contorni e sviscerate le parti più riposte e imperscrutabili; non sarebbe stoltezza la mia se insistessi nell'apprendervi le arti e gli stratagemmi per trarre da un tal marito il maggior profitto possibile?—Afferratelo! ecco ciò che preme.—Una volta che egli sia agguantato da voi, ne farete ciò che tutte le donne sanno fare tanto pulitamente e con tanta sapienza dei loro mariti.

»Ed ora, già presso a dipartirmi da voi, in questo grave e difficile momento della separazione—un fiero dubbio, che somiglia ad un presentimento, mi assalisce, e mi turba fino a strozzarmi la voce...