Due giorni sono trascorsi.—A un ora dopo mezzanotte, presso un tavolino del caffè Merlo siede una comitiva di giovani eleganti, i quali stanno discutendo calorosamente sui maggiori o minori pregi dell'opera di Mayerbeer. Teobaldo, che non fa parte del circolo, udendo parlare del suo tema favorito, vorrebbe intromettersi alla discussione, ma in quel punto tutte le voci acclamano a un nuovo personaggio che entra nella sala, e a quello si dirigono tutti gli sguardi.
—Eccolo!... ben giunto!... non ci mancava che lui! gridano i contendenti.
Il nuovo personaggio è un bel giovane biondo che all'aspetto dimostra venticinque anni. Teobaldo, in vederlo, dà indietro alcuni passi.
—Miei buoni amici, comincia il giovane prendendo la posa di una vittima—percuotetemi, schiaffeggiatemi, ammazzatemi chè io l'ho ben meritato! Datemi della bestia... del cretino... dite pure che Carlo Restani è la negazione dell'istinto musicale, la più svergognata creatura del secolo!
Tutti i volti esprimono la meraviglia, e attendono la conclusione di quell'enfatico esordio.
—Io ho bestemmiato—prosegue il giovane a voce alta—la più sublime emanazione del genio onnipotente di Dio. Io non ho compreso ciò che è comprensibile all'infimo idiota della terra—ho negato il sole, il gigante degli astri, cui salutano tripudianti tutti gli esseri animati e inanimati!—non ho gustato, alla prima rappresentazione, la musica dell'Africana!
Teobaldo che già si era mosso per uscire dal caffè, si avvicina di nuovo alla comitiva.
—Perchè mai, questa sera, io mi sono lasciato trascinare dal mio mal genio a rientrare alla Scala?... Ho dovuto arrossire, inorridire di me stesso... Ho provato una di quelle umiliazioni che atterrano un uomo, che obbligano ad eclissarsi per sempre da ogni consorzio... Ma no! io non voglio eclissarmi... preferisco, colla sincerità, colla franchezza del mio ravvedimento, espiare di qualche modo il mio peccato... Per mia penitenza, ho stabilito di intraprendere un viaggio artistico in tutte le città, in tutti borghi e i villaggi d'Italia, a proclamare, collo spartito alla mano, che giammai, dacchè si fa musica al mondo, non è stato scritto un capolavoro più sublime della Africana di Mayerbeer!
—Ah! meno male!... ecco un uomo che ha il coraggio di ritrattarsi!—esclamano alcune voci.
Teobaldo si avvicina al Restani, e, toccandosi con una mano l'ala del cilindro, gli dice col più amabile accento: