All'indomani fui esatto al convegno. Venni introdotto in una grande sala debolmente rischiarata. Il maestro sedeva al pianoforte—una dozzina di allievi d'ambo i sessi lo circondavano in vario atteggiamento. Al mio entrare, il maestro si levò in piedi, e, additandomi ai circostanti con un gesto da Geremia, si diè a cantarmi l'antifona: Venite ad me, vos qui egrotatis; hic salus! hic vita! hic bonum!
Gli allievi di canto replicarono in coro la salmodia—ed io ristetti ombroso a guardarli, credendomi vittima di una crudele burletta.
Il maestro mi mosse incontro, mi prese per mano, e mi condusse al pianoforte.
—Come vedi, figliuol caro, tutti si rallegrano con te... La pecora smarrita si è rimessa sul buon cammino... Volgiti intorno... Tutte queste signorine avvenenti e intelligenti, tutti questi giovani bene organizzati e predestinati, non rappresentavano, pochi mesi sono, che dei naufraghi, respinti, come tu lo fosti, dall'arca fatale del Conservatorio, e abbandonati semivivi alle branche voraci dell'oceano.—Io ho raccolti questi naufraghi nel mio battello da salvataggio; ho riscaldati questi morenti colla fiamma dell'arte unica e vera—dell'arte divina!... Quelli che ieri gemevano, oggi cantano—quelli che starnutivano, oggi trillano—i ranocchi divennero usignuoli—le cicale si mutarono in capinere.—Lasciamoli dunque in pace.—Abbandoniamo questi avventurati che già toccano le porte del cielo, per soccorrere all'ultimo arrivato, all'infelice che stava per soccombere.—Vieni qui, figliuol caro—e voi altri, schieratevi in giro—voglio che tutti assistiate alla diagnosi... Egli è sul cadavere che si studiano i problemi dell'esistenza; gli è dai morenti che si imparano i segreti della conservazione.
Gli allievi si scostarono dal pianoforte, e andarono a sedere in una specie di anfiteatro all'estremità della sala.
Il maestro cominciò a palpeggiarmi la testa—quindi scese colle mani alle altre parti del corpo parlando di tal guisa:
—Abbiamo un occipite pronunziatissimo... buon principio!... Sviluppo massimo di sensualità... di forza procreatrice! l'arte non è che amore—non si può essere artisti veri, artisti grandi, senza una straordinaria suscettività, o dirò meglio, irritabilità dell'organo simpatico. Gli è ciò che ho detto più volte a mademoiselle Guardinaire:—tu diverrai la Cleopatra delle cantanti in grazia del tuo occipite.—Sui parietali non c'è che dire—il frontale è in ottimo stato! Questo solido ripercussore delle note acute presenta tutte le condizioni desiderabili—abbiamo un edmoide ed uno sfenoide pienamente conformi a quelli di Rubini e di Zilgo—larghe narici, canali ampi, torace adiposo, clavicola ferma, scapula rilevata, osso sacro sporgente—in una parola lo scheletro di Lablache, di Filippo Galli e di... Zilgo. Vediamo ora (ed è quello che più importa) come si sta di visceri... Esaminiamo prima di tutto se i mantici funzionano, e qual grado conservino ancora di forza coibente e deprimente.
Ciò detto, il professore tirò il cordone di un campanello e una grossa domestica entrò nella sala con un soffietto nella mano, domandando: «c'è forse qualcuno che ha bisogno di fiato?»
—No—rispose il maestro seriamente—apporta gli ordigni per la prova dei mantici.
Non comprendo, ripensandoci adesso, come io fossi in allora tanto ebete da prestarmi a quelle buffonesche esperienze.—Di lì a poco, la grossa fantesca rientrò nella sala, recando sulle braccia una dozzina di volumi. Il maestro mi ordinò di sdraiarmi supino sovra un canapè, soprappose al mio stomaco quattro volumi, e in quella difficile posizione mi fece ripetere più volte la scala ascendente e discendente. Mademoiselle Guardinaire, il tenore Zilgo, una giovane inglese assai brutta, e da ultimo, tutti gli scolari mi si fecero d'attorno, per istudiare, com'essi dicevano, il grande fenomeno della respirazione. Tutti parevano sorpresi della potenza straordinaria de' miei polmoni; la fantesca batteva le mani dalla meraviglia, esclamando: scommetto che se io gli monto sopra, costui con un do di petto mi slancia alla soffitta!