A tali parole, i grandi del regno si avanzarono come un sol... grande.

—I grandi del regno! mormorò la Regina all'orecchio dell'augusto consorte—egli poteva ben dire: i grandi nasi!

Re Cucurbio, per dissimulare la sorpresa e la convulsione del ridere, rispose al ministro ed alla moglie con due sternuti.

Le donne della regina parevano affascinate. Da quella folta di gonnelle uscivano delle esclamazioni intermittenti: «che trombe!... che pifferi!... che canne! come sono organizzati questi signori!... Se tanto mi dà tanto, cosa sarà questo gran naso di re Piperio che fa parlare l'universo!

Ma il re e la regina dei Citrulli sono saliti col loro primo ministro nella carrozza di gala, e già procedono verso la città in mezzo alle acclamazioni del popolo ed ai suoni delle fanfare.

—Mio Dio! esclama la regina, abbandonandosi ad uno scoppio di infrenabile ilarità—abbassiamo i cristalli della carrozza—non vedi, Cucurbio? Se questi popolani fanatici mettono il capo dentro gli sportelli, noi moriremo sotto le puntate dei loro nasi. In verità, s'io dovessi vivere in questo paese, farei mettere dei paranasi alle carrozze!

Re Cucurbio non udiva più nulla. Egli era intento a studiare sopra una cartolina appiccicata al fondo del cappello, un discorsetto umoristico da indirizzare al suo augusto ospite. Quel discorsetto, abilmente redatto dal suo ministro allo scopo di promuovere l'ilarità degli uditori e la confusione di re Piperio, cominciava colle parole: Nas...cono e si nas...condono talvolta, ecc., e finiva coll'enfatica esclamazione: «mi par proprio in questa regia di trovarmi ai piedi del Parnaso

VI.

Frattanto la carrozza procedeva, e già toccava le porte del palazzo reale.