— Chi combatterà meglio, — dice il Lanfranconi, — chi farà prove di maggior coraggio, avrà la mia figliuola per moglie! Animo dunque! Che più s'indugia?...

— Avete inteso? Ifigenia sarà del più prode... Andiamo. —

Il Nebbia muove alcuni passi, ma giunto presso la scala, depone l'arma, esclamando eroicamente: — no... no... io non posso risolvermi a combattere contro i miei concittadini... a lordarmi di sangue italiano! Io rifuggo dalla guerra civile!

— Ebbene... Ifigenia apparterrà al signor Trigambi, — grida il Lanfranconi. — Ma dov'è il signor Trigambi?

— Egli è sceso per di là... — dice il domestico, additando la scala che mette alla cantina. —

— Ah! scellerato! — grida il Lanfranconi levandosi in piedi. — Toccherà dunque a me, vecchio... malaticcio... impotente... a dare agli altri esempi di coraggio...?

— Arrestatevi, signor Lanfranconi; voi non dovete scostarvi da Ifigenia... che troppo ha bisogno de' vostri soccorsi. Gli schioppi destinati al signor Nebbia ed al signor Trigambi serviranno ad altre braccia. —

Ciò detto, m'affaccio al balcone, e indirizzo la parola ai congiurati.

— Figliuoli! il signor Lanfranconi può disporre di alcuni fucili. Chi di voi ha intenzione di combattere contro i nemici della patria, salga le scale e venga ad armarsi. —

Poco dopo s'ode uno strepito sulle scale. Il Lanfranconi muove incontro ai generosi che accorrono all'appello... e, nell'eccesso del suo entusiasmo, stringe fra le braccia Eugenio che primo si è precipitato nella sala.