— La signora Carlotta ha detto benissimo.... Oggi la tombola, domani le palle di piombo!... Anche io non ho mancato al mio dovere quando si trattava di combattere per la patria, e di cacciar via quei maledetti tedeschi! Ho ancora in tasca la ricevuta del denaro, che portai al Comitato di Milano per un milione di fucili richiesti dal conte Giuseppe Garibaldi!... Due franchi, capisce, mio bel signore! Io, povero contadino di Albiate, ho dato due franchi! E conosco tanti conti, marchesi, baroni e cavalieri, i quali hanno avuto paura a cavar di tasca un quattrino...
— Ed io mi sono battuto a fianco di Garibaldi, a Varese e a San Fermo! salta su un giovinetto — e se il papà non mi avesse trattenuto, avrei preso parte alla spedizione di Sicilia! Ma ecco qui altri due, i quali si sono battuti!... Il Peppino ha avuto anche la fortuna di essere fra i mille che sbarcarono a Marsala.... Il Giovacchino partì colla seconda brigata, ed ebbe parte al combattimento di Milazzo!... Se il signore ha fatto parte di quella spedizione, certo deve averli conosciuti... Il Peppino fu creato sergente sul campo di battaglia... L'altro era tamburino nella brigata Medici, ed ha riportato il tamburo crivellato di palle!... Non si ricorda ella, di averli veduti, questi due biricchini?
Teobaldo Brentoni — avrei dovuto prevenirne il lettore — avea molta energia di carattere, era un'anima ardente di patriotismo e di liberali aspirazioni, ma fatalmente aveva sortito dalla natura una istintiva ripugnanza per le armi da fuoco e da taglio. Adoratore fino all'esagerazione dell'altrui eroismo, invano egli avea lottato contro la propria natura per diventare un eroe. La vista di un fucile gli paralizzava la favella — il suono di un tamburo gli metteva il capogiro — il bagliore di una baionetta lo arrestava istupidito come occhiata di basilisco. Questo orrore istintivo per gli istrumenti di distruzione più volte lo avea compromesso nell'opinione de' suoi correligionarii politici. Nel 1859, quando il fiore della gioventù lombarda varcava furtivamente il Ticino per ripassarlo coll'esercito trionfatore, Teobaldo si adoperò ne' circoli segreti ad infiammare l'ardore dei giovani, a favorirne l'emigrazione. Ma giunse l'ora fatale del combattimento... Teobaldo avrebbe dovuto emigrare.... seguire la sorte degli amici... arruolarsi... prender le armi. A quell'epoca il giovane rivoluzionario scomparve... Lo si cercò a Torino, lo si cercò a Milano... Nessuno ebbe nuova di lui fino dopo la battaglia di Magenta. A quell'epoca ricomparve sul corso di porta Renza con cappello alla calabrese e camicia rossa... e pochi giorni dopo instituì in Milano la Società della morte eleggendosi egli stesso a presidente. In breve tempo, a forza di predicare, gridare, inveire contro il ministro Cavour; a forza di redarguire la politica piemontese e le iniquità del governo, a forza di compiangere il povero popolo, promettendo agli operai un beato avvenire d'ozio, di vagabondaggio e di ricchezza, Teobaldo era riuscito a guadagnarsi la simpatia di tutti i malcontenti. La spedizione di Sicilia venne in mal punto a creargli nuovi imbarazzi. La gioventù animosa, i veri uomini di azione di nuovo correvano alle armi... Garibaldi era già partito e sbarcato a Marsala coi Mille... Medici lo avea raggiunto a Milazzo.... La parte più eletta della Società della morte aveva disertato dal club per correre sul teatro della guerra. Il presidente nell'enfasi delle sue arringhe più volte avea dichiarato vili e traditori della patria tutti coloro, che essendo in grado di maneggiare un fucile, non correvano ad ingrossare le file dell'esercito rivoluzionario. Ma anche sta volta l'orrore delle armi da fuoco e da taglio esercitò sull'anima di Teobaldo un influsso fatale. Il presidente della Società della morte un bel giorno disparve da Milano, e mentre buona parte de' suoi conoscenti ed amici spendevano generosi la vita per redimere dalla tirannia borbonica le più belle provincie d'Italia, egli rifugiossi a Tartavalle per far la cura delle acque ferruginose. — Queste istorie eran note a Milano — molti le ripetevano sommessamente — i più arditi si erano anche permessi di fare dinanzi a lui delle allusioni poco favorevoli... Fatto è che Teobaldo, sebbene avesse riconquistato dopo la guerra il suo posto di presidente, sebbene fosse riuscito a giustificare la sua condotta mostrando le migliori disposizioni di prender parte a tutte le guerre avvenire, ogni qualvolta gli accadeva di trovarsi in mezzo ai veri soldati dell'indipendenza e della libertà, smarriva il coraggio, si turbava, perdeva la parola, e stava nell'attitudine di un reo convinto.
Tal rimase appunto il nostro apostolo rivoluzionario quando si accorse che buona parte dei giuocatori di tombola avevano contribuito assai meglio di lui alla indipendenza ed alla libertà d'Italia.
E poichè il Malo Amen esitava a cominciare l'estrazione dei numeri, come chi attenda; e dall'altra parte il Brentoni, da quel sincero cittadino che egli era, non osava mentire innanzi alla numerosa brigata; questi prese il partito di chiedere il conto all'oste e di uscire dall'albergo gesticolando come un invasato. Egli marciava a gran passi imprecando contro la natura matrigna, che donandogli tante belle disposizioni per divenire un eccellente patriota, gli avea messo nel sangue quel maledetto istinto di ripugnanza per le armi da fuoco e da taglio.
V. Una festa popolare a Besana.
Quella domenica c'era gran festa a Besana.
Sul magnifico piazzale, donde l'occhio si stende ai più ridenti paesi della Brianza, una folla immensa di popolo attende l'arrivo delle Guardie Nazionali di Desio e di Camnago.
I villeggianti delle terre vicine sono accorsi a godere dello spettacolo. Nelle vie si arrestano superbi equipaggi — dai poggi e dai giardini sovrastanti alla piazza le belle milanesi sfoggiano pittoreschi abbigliamenti. Tutti i volti spirano allegrezza. Queste fratellevoli dimostrazioni, queste solennità marziali, mentre giovano a stringere gli animi in salda concordia, esaltano la fantasia nel popolo, gli ispirano il gusto della libertà.
I militi di Besana sono andati incontro ai loro ospiti... Da lontano eccheggiano le trombe.... Le donne sporgono il braccio, agitando i fazzoletti — gli uomini battono le mani — dalla folla escono frequenti viva al Re, a Garibaldi, all'Italia...! Ed ecco le schiere, precedute dalle bande musicali, entrano trionfalmente nella piazza...