— Venti anni... sette mesi e... cinque giorni.
— Nubile o ammogliato?
— Finora non ho moglie... per obbedirla. —
In profferire tali parole il pudico allievo di don Dionigi divenne rosso fin nel bianco dell'occhio.
— Non avete mai servito prima d'ora?...
— Ho servita la messa a mio zio don Dionigi.
— Farceur!... Le vostre gesta di piazza Fontana e l'eroismo che avete dimostrato il 2 gennajo vi fanno benemerito della patria più che dieci anni di servizio regolare... Qual è l'arme da voi favorita? Io posso offrirvi carabine, pistole, lance, tromboni...
— Io non chieggo d'esser armato, — rispose Teodoro, — ma se vostra eccellenza vuol farmi rendere il temperino che mi fu tolto il 2 gennaio prima che io andassi in prigione, le saprò grado di avermi risparmiata una spesa...
— La guerra dei coltelli e dei temperini è finita... Ora, grazie al cielo, abbiamo dei buoni fucili anche noi, e quanto prima avremo dei buoni cannoni. —
Ciò detto, il Negri, levandosi in piedi, ordina al tamburino di battere a richiamo. Tutti i militi della guardia nazionale accorrono sulla breccia, e si schierano in rango. Le cortine del padiglione sono levate, e il capitano conducendo l'allievo di don Dionigi innanzi alle schiere: