[179]. Crit., 49 A e seg. e cfr. Rep., I, 334 B e seg.

[180]. Questa è anche l'opinione dello Zeller, op. cit., p. 114.

[181]. Il Mainers: Geschichte der Wissenschaften, II, P. 456 (*), pone una distinzione arbitraria fra il male arrecato sensibilmente all'inimico, e quella che può toccare il suo benessere interno, negando che quest'ultimo sia incluso nel χαχῶς ποιεῖν di Senofonte. Nè meno infondata è la supposizione del Brandis, secondo la quale Senofonte non avrebbe espresso interamente il pensiero di Socrate. Cfr. lo Strümpell, op. cit., p. 179, che ha tentato supplire Senofonte col Gorgia, p. 481.

[182]. Vedi Döderlein: Lexicon Homericum, n. 536: e per l'etimologia il Curtius: Griechische Etymologie, p. 317.

[183]. Così anche presso gli scrittori posteriori a Socrate, per es. Platone, vedi Ast: Lexicon Platonicum s. v. ἀρετή, e segnatamente Crito, p. 117 B, Rep. I, p. 335 B. id. p. 353 B; Gorg. p. 506 D, ecc.

[184]. Il Göttling, nella citata dissertazione: Die delphischen Spräche, ha cercato di mostrare, come i sette famosi proverbi, che erano scritti alla porta del tempio delfico, formassero già un insieme di vedute etiche, una specie di catechismo delle virtù cardinali, un eptalogo insomma dell'ellenismo. Cfr. in generale il Nägelsbach: Nachhomerische Theologie, p. 289 e seg.

[185]. Cfr. specialmente Wigand: Das religiöse Element in der geschichtlichen Darstellung des Thukydides, Berlin, 1829.

[186]. Cfr. le parole caratteristiche di Platone, Rep. X, p. 600 E, e risc. Prot., 118 E, e Gorg., 520 E. Quanto all'opinione contraria dello Schneidewin, loc. cit., non stimiamo opportuno farne qui argomento di polemica.

[187]. Plat. Men. 91 B, 95 B; Gorg. 519 C; Soph. 223 A.

[188]. Su la dottrina delle virtù secondo i Sofisti vedi Zeller, op. cit., vol. I, 3ª ed., p. 910 e seg.; e Schanz: Die Sophisten nach Plato, Göttingen, 1867, pp. 118.122.