[189]. Cfr. Mem., IV, I, 2 e seg.
[190]. La dissertazione del Dittrich: De Socratis sententia «Virtutem esse Scientiam», Brunsbergae, 1858, contiene una larga raccolta di luoghi di Platone e di Aristotele; ma le illazioni di quello scritto hanno poco a fare col Socrate della storia.
[191]. Sen. Mem., III, 9, 5: ἔψη δὲ καὶ τὴν δικαιοσύνην καὶ τὴν ἄλλην πᾶσαν ἀροτην σοψιαν εἶναι e seg., ibid., II, 6, 39.
[192]. Plut. Lach. 194 D: ἔκαστος... ἃ δε ἀμαδης ταῦτα δὲ κακός. La definizione ch'è presso Diogene Laerzio raccoglie in una forma più concisa il pensiero socratico, vedi II, 31: ἔλεγε δε και ἔν μόνον ἀγαδὸν εἶναι, τἡν ἐπιστἠμην, καὶ εν μόνον κακόν, τἡν ἀμαδίαν. Non crediamo nè opportuno nè necessario imprendere una polemica contro coloro, che, mettendo da banda la testimonianza di Senofonte e di Aristotele (Eth. ad Nicom. VI, 13, 3; id. VII, 13, 5; Eud. I, 5; cfr. Nicom. III, 8, 6), si sono sforzati di mostrare che Socrate riponesse in una istintiva e divina ispirazione il fondamento della virtù. Vedi specialmente il Mehring, il quale nel suo articolo: Sokrates als Philosoph, che è una recensione del libro di Lasaulx, nella: Zeitschrift für Philosophie und philosophische Kritik, vol. 36º, fasc. 1º, pp. 81-119, fondandosi sopra una falsa interpetrazione del Protagora e sopra un luogo molto equivoco del Menone, nega che Socrate tenesse la virtù per cosa che possa apprendersi; cfr. ibid., p. 100 e seg.
[193]. Mem., IV, 6, 6.
[194]. Mem., IV, 6, 4, 6.
[195]. Sul concetto della σωοφροσύνη, vedi Mem., III, 9. 4; IV, 3, 1. Cfr. Zeller, op. cit., p. 99.
[196]. Per es. Kühner: Proleg. ad Xenoph. Memor., 2ª ed., Gothae, 1857, pp. 4-10; Hurndall, op. cit., p. 29 e seg., ecc.
[197]. Vedi il citato Buchholtz, pp. 84-94.
[198]. Vedi Strümpell, op. cit., p. 93 e seg.