4. Essendo lo scopo dei Memorabili apologetico (Cobet) e non dottrinale, la testimonianza di Senofonte dev'essere rimisurata ad una stregua più larga: e questa ci vien fornita dalla storia generale della coltura greca (Strümpell, Nägelsbach, Hermann, Grote ecc.).
II. ORIZZONTE DELLA COSCIENZA SOCRATICA
La nostra indagine, intorno allo sviluppo della coscienza scientifica di Socrate, ci ha menati ad un risultato quasi affatto negativo; e noi ci siamo trovati nella impossibilità di determinare storicamente quali fossero gli elementi della coltura tradizionale, che esercitarono influenza sul suo animo, e di assegnare con precisione le diverse fasi, che egli dovette percorrere, prima di chiudersi nel fermo proposito di rinunziare ad ogni pratica ambizione, e di consacrarsi del tutto al miglioramento dei suoi concittadini. Il carattere perfetto ond'egli era dotato, e ch'era l'elemento più chiaro ed evidente della sua personalità, gli avea ben per tempo fatto sentire, quanto le reali condizioni della vita politica fossero lontane dal poter recare soddisfazione a chi, non inteso ad acquistar gloria ed onori, guardasse sovra tutto al valore intrinseco delle convinzioni, ed a mettere in pieno accordo l'attività pratica con gl'interni dettami della coscienza. Ma come questo proposito potea bene non andar congiunto a quella ricchezza di pratiche attitudini, che egli addimostrò nella sua attività pedagogica e dialettica, anzi dovea indirettamente attenuarla ed indebolirla, se altri motivi non l'avessero alimentato, non è in questa posizione negativa che si possa cercare la spiegazione dell'importanza storica del nostro filosofo. E, infatti, motivi molto svariati ed esigenze molto diverse s'erano combinate in lui, ed aveano preparato il suo animo ad essere un ricchissimo argomento d'indagini etiche, al tempo stesso che l'intrinseca evidenza delle sue convinzioni religiose avea già stabilito in lui un limite fisso, oltre il quale la ricerca logica non potea arbitrariamente vagare. Cerchiamo ora di metterci sott'occhi l'orizzonte della coscienza socratica, prima di fare il tentativo di esporre e dedurre, nella forma sistematica di una dottrina, quei pronunziati filosofici, che la tradizione ci ha trasmessi come genuini.
1. Posizione di Socrate nella storia della religione greca.
Uno dei lati meno intesi, e meno approfonditi della storia della coscienza ellenica è quello che concerne lo sviluppo del sentimento religioso, ed il processo del concetto della divinità, dalle forme più semplici del mito, fino agli ideali etici e metafisici, nei quali lo spirito, con maggiore consapevolezza, riuscì ad obbiettivare le esigenze di una spiegazione dell'universo, poichè s'era liberato dalle arbitrarie ed accidentali associazioni psichiche, che sono il primo ed unico fondamento della mitologia popolare[52]. Per intendere insomma, come, sotto l'influenza di una nuova motivazione, la coscienza di Eschilo di Pindaro di Sofocle e via dicendo, senza punto elevarsi all'orizzonte filosofico, e conservando tutto lo schema della tradizione mitica, sia divenuta produttrice d'un nuovo concetto della divinità, le indagini sono poco progredite; per non dire che, salvo rare eccezioni, la più parte dei critici, o non ha ancora avvertita la natura speciale del problema, o ha cercato trattarlo con vedute estranee ed incongruenti al soggetto. Ora noi abbiamo una storia della filosofia e della coltura greca, ed una mitologia, ma ignoriamo ancora il preciso sviluppo della religione greca; e quando riuscirà di determinarlo, molti fatti, fin ora classificati in un'altra categoria, verranno naturalmente a prendere il loro posto nella storia del sentimento religioso, ove solamente possono toccare una soddisfacente spiegazione. La storia stessa della filosofia deve slargare l'orizzonte delle sue indagini, e non partire dal presupposto assoluto, che la riflessione scientifica sia riuscita in dato momento ad isolarsi dalla religione popolare, contrapponendosele nella coscienza dei suoi motivi, perchè solo così può veramente intendere e valutare i pochi elementi scientifici della filosofia antesocratica. La religione popolare è invece da considerare in tutta la larghezza del suo sviluppo, come quella che, approfondendosi sempre di più, ed acquistando maggiore intimità e valore etico, venne a costituirsi e fermarsi in una ricca immagine del mondo morale, che sollecitò la ricerca scientifica all'indagine su la natura dell'uomo, ed a fare una metafisica che fosse spiegazione etica dell'universo[53]. Platone stesso, benchè sia innegabile che poggi con sicurezza su l'elemento logico del sapere, non è fuori di questa storia religiosa, anzi ne segna l'estremo confine: e tutto quello che in lui s'è chiamato misticismo, ed entusiasmo poetico, sebbene deva essere studiato con cautela, perchè non faccia perdere di vista il valore schiettamente filosofico della sua ricerca, non può neppure mettersi da banda, quasi fosse un fuor d'opera, o un adornamento artistico, come non raramente hanno pensato gli espositori moderni.
La più grave difficoltà di questo studio è riposta appunto in uno dei tratti più caratteristici di quel processo religioso, che è l'apparente uniformità delle sue manifestazioni; perchè le rappresentazioni comuni delle divinità popolari rimasero lungamente come vaga espressione delle nuove esigenze, senza che si avvertisse la incongruenza delle nuove idee alle antiche forme, sicchè il movimento intrinseco non dovette riflettersi in un pratico tentativo di riforma.
Socrate occupa un posto importantissimo nella storia della religione greca[54]. La immediatezza religiosa è un fatto innegabile nella sua coscienza, e costituisce il personale presupposto di tutte le sue indagini; quello mercè il quale la sua capacità e virtù ricercativa si trovò naturalmente determinata alla cognizione etica ed alla pratica pedagogica. E appunto perchè i limiti della sua ricerca sono precisati dal concetto di quello ch'egli riteneva come termine d'ogni umana conoscenza, la chiara ed evidente consapevolezza della propria destinazione, non si può ammettere, che tutti gli altri postulati e tutte le altre esigenze che troviamo espresse nelle sue affermazioni, non siano altro che un fuor d'opera rispetto all'elemento dottrinale; e fa d'uopo ridare loro l'originale significazione immediata e religiosa.
Tutto quello, che trascende in Socrate la sfera limitata del sapere etico, corrisponde al largo campo che per noi forma l'oggetto delle indagini metafisiche. Raccogliendo da Senofonte i pronunziati autentici di Socrate sul concetto della divinità, su la sua efficacia creativa, sul valore etico dell'uomo in relazione con l'ordine della natura, noi ci avvediamo che quell'immagine concreta del cosmo, per quanto possa rivelare le tracce di una intenzionale subordinazione alle esigenze logiche, non è il risultato di un cosciente lavoro di deduzione scientifica, ma l'espressione di una esigenza religiosa più profonda di quella che s'appagava della mitologia tradizionale; e che essa quindi occupa un posto intermedio fra gl'ideali etici e religiosi, che la coscienza artistica aveva già espressi nel dramma e nella lirica, e i primi tentativi di una comprensione metafisica del mondo morale.
La sfera dell'attività umana è nettamente definita dalla consapevolezza, della quale siamo forniti, per la scelta dei mezzi che ci conducono al conseguimento del benessere[55]. In questa perfetta congruenza del sapere col fine dell'attività umana, che esclude da un canto ogni intervento miracoloso e straordinario e preclude dall'altro la via ad ogni indagine su tutto quello che è fuori dei limiti della nostra pratica destinazione[56], è segnato il limite normale del valore della vita, e il termine assoluto ed impreteribile della perfezione e della felicità. Socrate, in questa guisa, mentre era inteso ad escludere come empia ed irreligiosa ogni ricerca su l'origine delle cose naturali, riusciva a fermare recisamente la natura e i limiti della vita etica, ed a determinare approssimativamente il mondo della libertà umana; perchè la chiara coscienza ch'egli s'avea della perfezionabilità dell'uomo era riposta nella certezza, che il nostro sapere è perfettamente congruente a tutti i fini, che siamo destinati ad attuare. Il termine comune di tutti questi svariati fini è l'εὐδαιμονία, al cui conseguimento ci ha disposti l'ordine intero della natura, che nella sua bellezza ed armonia ha come ultimo scopo l'umana felicità: ma questo fine non si raggiunge per caso o per fortuite circostanze, nè la sua misura sta in arbitrio dell'uomo, perchè il conseguimento n'è coordinato alla esatta cognizione della propria capacità in relazione con l'ingenito bisogno del benessere, ed il limite n'è predeterminato dalle reali condizioni della vita.
Tutte queste vedute raggiungono il loro punto culminante nel concetto della divinità, come intelligenza autrice e reggitrice del mondo, la cui presenza nell'ordine naturale è rivelata dalla perfezione con la quale tutte le cose sono disposte, in una serie di perfetta finalità. E qui di nuovo il sapere e l'attività sono congruenti; perchè la natura, che è inaccessibile alla scienza umana, è conosciuta solo da Dio, che ha potenza di produrla.