Giunto a un lungo vestibolo o adito di esso, un vecchio alto e sparuto, tutto vestito di panno turchino, con un mantello anche turchino indosso, mi disse:

Signore, vuol ella vedere le catacombe?

Io gli risposi di sì.

Avviatevi dunque nella chiesa, mi disse; e disparve in uno degli usciolini che davano nel vestibolo. Io, camminando verso la porta della chiesa, guardava da un lato e dall'altro, e vidi due altissime muraglie che parevano appartenere ad uno o a più conventi di religiose, con le grate di legno ai finestrucoli, e con tutto l'apparato delle sepolture dei vivi. Giunsi alla chiesa, nella quale appena entrato, dovetti riuscire, per un orribile lezzo di cadaveri che mi offese le narici; ed andai considerando la stoltezza di questo costume di seppellire i morti in città, massime nei climi meridionali, dove la corruzione è sì subita e sì pestifera; e quante contagioni e quante pesti sursero da quelle sepolture, e sorgeranno ancora, se il disinganno di coloro, ai quali la fortuna pose in mano il freno di quelle contrade, non soccorra al bisogno![6] Bene sta che, dopo la morte, gli avanzi dell'uomo riposino in terra benedetta. Ma uno spruzzo d'acqua e qualche santa parola, possono rendere benedetta ogni terra.

Giunse quel vecchio con un lungo torchio di pece in mano, e lo seguitava un altr'uomo poco più giovane. Questi aveva un vestito bigio ed un berretto anche bigio in testa, e per un fil di ferro reggeva una grossa lampana accesa. Il vecchio, dicendo:

La venga di qua:

Aprì con una grossa chiave un cancello di legno a mano manca della chiesa, dove entrato, l'altro gli entrò appresso, ed io dopo entrambi. Mi ritrovai in una sorta di chiesuola. A sinistra vidi un piccolo altare assai rozzo, dedicato a Gesù deposto dalla croce. Rimpetto dove eravamo entrati, era un altro uscio, dal quale non so s'io debba dire si usciva o s'entrava in una stretta piazzetta, alla quale sovrastava a perpendicolo la montagna. In questa si vedevano le bocche di tre grandi grotte o spelonche, per la prima delle quali, dopo che il vecchio ebbe acceso il torchio alla lampana, ci mettemmo camminando. C'insinuammo tanto in quella, che la luce del dì ci abbandonò del tutto. Al pallido lume del torchio e della lampana, io vedeva di qua e di là infinite nicchie o buche, tutte incavate, come la grotta, nel monte, e parea chiaro ch'erano sepolcri. In molti luoghi della parete, e di alcuni coperchi trasversali, non interamente rotti, dei sepolcri, si vedevano quando pitture cristiane e quando pagane: e spesso sopra un intonico si vedeva un altro, e nel primo erano figure pagane, e nel secondo cristiane.

Giungemmo a una chiesetta col suo altare e la sua sedia vescovile lavorata nel masso. Volgemmo a mano ritta, dove trovammo assai grotte e corridoi, tutti scarpellati a buche. In mezzo a questi era un altro tempietto. Questo si vedeva essere stato un dì dedicato a riti oscenissimi, che la fede novella annullò.

L'uomo ch'avea la lampana lasciò andare un razzo, che montò su a una altezza inestimabile, finchè si spense senza mai fermarsi. Quasi mi pareva non essere più sotterra, se non che l'ora del giorno, ch'era il mezzodì, ed il buio ch'ivi era, me ne avvertivano. Ma i due vegliardi mi dissero che il cielo del tempietto saliva tanto nell'altezza del monte, che mai nessun razzo non era potuto pervenirvi acceso. Quivi, oltre quelli ond'era stato già sgombero, erano infiniti ossami e teschi umani, tutti mescolati a un cenere nericcio. È tradizione che quel gran baratro abbia avuta un dì un'apertura alla superficie del monte, e che da quell'apertura fossero mandati giù a migliaia i cadaveri umani nei tempi delle varie pestilenze onde fu afflitta quella città. L'aria di quelle tombe è sì morta, che ancora, dopo più secoli, non si è al tutto volatilizzato il carbonio che avanzò dalla putrefazione della carne! In molte parti del pavimento sul quale camminavamo, si vedeano fori o spiragli che rivelavano esservi stato sotto un altro ordine di corridoi simile a quello che percorrevamo, ora interamente colmo d'ossa e di teschi.

Ritornammo indietro; e prima che s'uscisse alla luce del dì, per un uscio ed alcuni scalini tagliati nella rupe, fummo all'ordine superiore de' corridoi, ch'era già terzo, ora è secondo. Quivi si vede una basilica intera cavata nel macigno. Nel mezzo due colonne egizie, che sono un masso continuo con lo stesso monte, distinguono le navate. Indi si passa in un immenso corridoio, e da questo in altri e poi in altri, in alcuni dei quali si vede il principio di molte vie sotterranee, le quali è fama che riuscissero in lontane città: ma ora sono tutte richiuse e colme da rottami di fabbriche stativi gittati, nel processo dei secoli, per gli antichi spiracoli onde ricevevano qualche raggio di luce.