Io era in quella prima età, in cui tutto, insino la sventura, insino la morte, è poesia. Allora l'uomo, ignaro della fatale tenacità onde la natura, provvedendo alla conservazione delle specie, inchioda l'animale nella vita, immagina che il torsela sia cosa facile. Forse è questo un benigno risguardo della Provvidenza. Perchè, come egli avviene che l'uomo più agevolmente sopporti quei mali da cui crede di potersi sciogliere a suo libito, e sia poi impazientissimo di quelli ai quali si crede inevitabilmente soggetto, così in quel primo mare di dolore in cui affatichiamo in sull'uscire della puerizia, l'inganno che ci tiene tutti, di poterne uscire a riva sempre che la tempesta infierisca troppo, ci mena, come per un sogno, di giorno in giorno, e quasi ci addormenta in seno all'onde. Sopravviene poi l'età del disinganno di tutto, anche del potersi torre così agevolmente la vita. Ma ci trova già da lungo tempo battuti e fatti alla scuola del dolore; e già accomodati, quel che ci parve impossibile nelle prime lezioni, a sopportare e ad esercitare il tristo e difficile mestiere della vita.
Battette il mezzodì all'oriuolo dell'ospizio, ed apparvero nella cameraccia due di quelle oscene suore, se già non vi paia ch'io troppo contamini questo nome; ma non la badessa, nè quell'altre due sue fedeli segretarie. L'una portava con ambo le mani una larga e fumante pentolaccia, con entro qualcosa che gittava intorno intorno un grande odore. L'altra portava un monte di scodelle di creta rozzissima, e sulla scodella ch'era in cima del monte erano molti cucchiai di piombo. L'una e l'altra posarono in terra la pentola e le scodelle. Quella delle scodelle tolse la scodella ch'era in cima e la pose anche in terra accanto al monte delle altre, e cavatisi di tasca assai pezzi di quel buon pane della sera dinanzi, ne distribuì uno per testa a tutte quelle tapine. Allora queste, in meno assai che non lo dico, quale levandosi del letticciuolo e quale deponendo in qualche cantuccio la rocca col pennecchio o la calza, togliendo ognuna una scodella e un cucchiaio si assisero in terra a cerchio intorno alla pignatta, con le gambe incrocicchiate sotto le cosce, perchè altrimenti non sarebbero potuto capir tutte intorno a un'olla sola; nè in altra guisa, che vediamo talvolta, in qualche stampa di costumi orientali, stare i Turchi a quel loro strano desco, se non che quivi, in luogo di tappeti e di piumacci, v'era quello smalto umido e sfondato.
Questo fatto dell'acchiocciolarsi tutte a tondo fu operato con rara speditezza. Le due maestre si accovacciarono nel modo stesso alle due estremità del diametro; e profondando elleno le prime il cucchiaio in quel capace pentolone, diedero le mosse a quei barberi, che di poco avevan mestieri a giungere al palio.
Forse avete veduto, padre mio, fra i vostri villerecci diporti, se talvolta la contadinella in sul mezzodì, con un catino di crusca sotto il braccio, s'avvia dalla casetta nel giardino, gridando, ti ti, ti ti; che tutti i polli le corrono appresso a stormo, e come più tosto ella ha posato in terra il catino, tutti sono intorno intorno a quello, e non vi capendo entro tutte le loro testoline, i più piccini ficcano il loro picciol collo di sotto quello dei più altetti, e se taluno leva il capolino per raccogliere lo spirito o per ingozzare il beccato, ed ecco un altro, che non aveva potuto rompere l'ordinanza, porre immantinente il capo donde quello l'ha tolto. Questa immagine mi rendette quel ghiotto e saporito desinare. Eran ceci soffritti nell'olio, e me ne veniva alle nari un così aguzzo e appetitivo odore, ch'io non so com'io abbia a fare a discacciare la vergogna o a trovare le parole per dirvi che quell'odore mi vinse.
Di subito mi ricorsero al pensiero tutti i diavoli e tutti i martorii dell'inferno, e così come pur dianzi mi erano sembrati nulli a quelli che mi s'apparecchiavano sulla terra, così allora mi parvero troppo più insopportabili. Nessun oratore, nessun dialettico seppe mai trovare tanti sillogismi per persuadere ad altri l'assunto suo, quanti ne trovò in un baleno la mente mia per persuadermi ch'io dovessi continuare a vivere, e per conseguente, mangiare di quella vivanda. Incontanente mi ritrovai la forza di levarmi a sedere sul letto, e per insino di scenderne, e tenermi ritta, e camminare; e facendomi dal posto dove quelle così esquisitamente mangiavano, dissi con quel filo di voce che m'avanzava:
O sorelle, darestene un cucchiaio anche a me, acciocchè io non mi muoia al tutto di fame?
Perchè no, rispose quella che pareva la più benigna fra le due suore. Se tu hai, non dic'altro, un altro solo grano in tasca, tu ne potrai torre una buona satolla.
Come, soggiuns'io, non è cotesto il nutrimento comune di tutte le mie compagne?
Povera la mia bimba, ella mi rispose con amara e velenosa ironia. Io non so se tu non intenda, o se veramente tu non voglia intendere, quello che hai già bastantemente udito. La madonna non dà nè ceci, nè olio, nè letto, ma quindici once di pane il dì, e cinque grani. Il pane gli è questo, (e ne cavò della tasca, che n'era piena, un tozzo simile a quello del dì davanti). Dei cinque grani, tre ne vengono a noi per il letto, se già tu non volessi dormire in terra stanotte. Restano due, che non bastano, perchè questa vivanda costa tre grani per testa. Abbimi dunque per iscusata, ed eccoti i due grani che t'avanzano.
O come! dissi io, respingendo con un poco di sdegno la mano ch'ella già mi stendeva per darmi i due grani; o chi dà l'altro grano il dì all'altre fanciulle?... Quegli lo darà anche a me.