Appena partiti quei signori, apparve in città il conte Enrico Martini, inviato dal re Carlo Alberto onde parlare della dedizione del paese al re sardo, il quale prometteva soccorsi d'uomini e d'armi in tale caso. Osteggiava la proposta il Cattaneo che sosteneva dover il popolo, non le autorità civili disporre dello Stato; non essere d'altronde quella l'occasione propizia di convocare il popolo a votazioni, correndogli dovere e necessità in quei supremi momenti di provvedere alla difesa dall'inimico, all'offesa onde scacciarlo e procurarsi libertà. Opponevano gli altri a Cattaneo che il popolo difettava d'armi e munizioni, alle quali avrebbe potuto provvedere colla dedizione al re sardo; che del resto con quel sovrano si avrebbero ottenute adesioni e soccorsi anche da tutti gli altri governi italiani. Accalorata fu la discussione, e vi si cominciò a germogliare quella discordia di principii repubblicani e costituzionali sempre cattiva, esiziale in allora, e che perdurò per tutto il tempo successivo della guerra sino alla rotta di Carlo Alberto.

Prevalse in quella discussione l'opinion della Municipalità di accogliere le proposte di re Carlo Alberto ed usufruttare dei mezzi ch'egli offriva.

Il Consiglio di guerra allora credette utile di raccomandare ancora una volta ai cittadini la federazione militare di tutti i popoli d'Italia volgendo il seguente appello a tutte le città della penisola:

ITALIA LIBERA

Ormai la lotta nell'interno della città è compiuta. È tempo che le città vicine si scuotino e imitino l'esempio di questa. Noi invitiamo tutte e ciascuna a costituire un Consiglio di Guerra, che lasci le cose di consueta amministrazione ai Municipii costituiti in Governi Provvisorii. Per noi vi è un solo ed unico affare, quello della guerra, per espellere il nemico straniero e le reliquie della schiavitù da tutta l'Italia.—Invitiamo tutti i Consigli di Guerra a limitarsi a questo.—Ci sarà grato il ricever loro immediate novelle ed intelligenze per mezzo di Commissarii che abbiano animo degno dell'impresa.—Noi domandiamo ad ogni città e ad ogni terra d'Italia una piccola deputazione di baionette, che, guidata da qualche buon capitano, venga a fare una giornata d'assemblea generale ai piedi delle Alpi, per far l'ultimo e definitivo nostro commento coi barbari.—Si tratta di ridurli coi debiti modi a portarsi immantinente d'altra parte delle Alpi, ove Dio li renda pure liberi e felici come noi.

Viva Pio IX

Dal Consiglio di Guerra in casa Taverna,
21 marzo 1848.

Cattaneo—Terzaghi—Clerici—Cernuschi.