Le abitazioni di questa frazione sono collocate parte da un lato e parte dall'altro del fiume e il ponte è quasi nel mezzo. Delle quattro strade che la circoscrivono, la via di Serraglio, che è quella che giunge da Lucca, passa a traverso il principal gruppo di case. Da questa parte è la Chiesa, ben poco notevole ed oggi orribilmente dipinta nella facciata a finte colonnine, ma che ha al fianco un grazioso campaniletto. E pure da questa parte la casa, ove solitaria visse e morì la scrittrice Ouida, e poco oltre è la Villa Fiori, una delle più belle del paese per la sua costruzione e pei grandiosi giardini. La via che, nella stessa direzione di questa prima, prosegue, passato il ponte, è la via Letizia che muove verso la Villa. Dall'altro lato del ponte si apre la piazza principale, dalla quale partono le altre due strade: una pur verso la Villa, l'altra nel senso opposto verso la località detta a Lima. Presa quest'ultima, s'incontra dopo breve tratto il Casino reale, elegante edificio a un sol piano elevato, colla facciata a colonnine di ordine jonico, con spaziosa terrazza, con sale da giuoco, da lettura, da caffè, e con un vasto salone da ballo che nelle sere di feste, sotto la luce delle molteplici lampade elettriche, è di bellissimo effetto. Questo Casino fu fatto costruire nel 1840 all'architetto Giuseppe Pardini di Lucca da una società di francesi: per molto tempo vi fervé il giuoco accanito, poco meno che a Montecarlo, giuoco che fu poi proibito dal granduca Leopoldo II.

BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO: CHIESA. (Fot. Pellegrini).

Oltrepassato di poco il Casino si trova uno stabilimento balneare di proprietà privata, il Bagno Giovannini, sotto al quale, nel muro, è una fonte alla quale i paesani sogliono accorrere o per berne l'acqua leggermente purgativa o per curare con quella le piaghe ai cavalli. Lo stabilimento Giovannini era quello preferito dalla defunta Principessa di Capoa, Vittoria Augusta di Borbone.

Ancora pochi passi ed eccoci al torrente Camajone che, come cantò il Beverini nel suo poema latino Aesar,

per rupes, amne sonoro,

Camalion subito turbidus imbre venit

e che è uno degli affluenti della Lima. Prima di passarne il ponte, voltando a destra si va all'Ospedale Demidoff ed alla annessa Cappella.

Ho già detto che un ricovero — l'Albergherìa dei poveri e degli infermi — era stato fondato anticamente da Puccio. Quel ricovero era su ai Bagni Caldi: ma quando lo stabilimento balneare venne ingrandito e il piano superiore fu destinato a luogo di ritrovo dei villeggianti, fu necessità sloggiarne i poveri infermi che vennero provvisoriamente accolti nell'ospizio dei Francescani alla Villa. Il Governo borbonico studiò la costruzione di un nuovo locale ma, come suole accadere, urtò in insormontabili difficoltà finanziarie. Sovvenne, nel 1825, la generosità del conte Nicolò Demidoff il quale regalò 25000 lire per la fondazione del nuovo Ospedale che, nel 1827, era fatto. Ma la famosa e terribile alluvione del 1836, così vivacemente descritta dal Giusti nella citata lettera all'amico suo Andrea Francioni, rovinò in gran parte l'edifizio e il ponticello che lo congiungeva all'attigua Cappella. Allora, seguendo i nobili esempî paterni, il principe Anatolio Demidoff ne curò il restauro spendendovi oltre diecimila lire, e mise a disposizione del medico-direttore una ingente somma per l'arredamento dell'ospedale e per sovvenzioni agli infermi. Il Governo granducale, per riconoscenza, dette all'ospedale il nome della famiglia benefica. Esso ospedale, che contiene più di 50 letti, dipende da quello di Lucca e sta aperto ogni anno dal 15 giugno al 15 settembre. Dal punto di vista artistico è degna di nota la Cappellina, costruita dall'architetto Marcacci, di puro stile romano: un piccolo Pantheon d'Agrippa, tutto però biancheggiante.