Proseguendo ancora la via, traversato il ponte sul Camajone e passata la bella villa Stefani, si giunge alla località detta a Lima, donde si può salire alla villa Trebilliani, alla Torre, dalla quale si gode una vista incantevole. Di là si scopre un anfiteatro di monti dal dorso che sembra velloso, tale essendo l'effetto che producono, a distanza, le fittissime selve: sulle cime e sui fianchi spiccano vaghi paeselli aggruppati ciascuno intorno alla sua chiesetta e al suo campanile: giù si allarga la valle traversata dalla Lima che l'occhio può seguire fin che
seco viene
a maritarsi innamorato il Serchio
presso il villaggio di Chifenti, nome, a quanto pare, derivato da ad confluentes.
BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO: PIAZZA. (Fot. Pellegrini).
Ora torniamo sulla piazza del Ponte a Serraglio e prendiamo l'ombroso viale a sinistra, in salita, che conduce ai Bagni Caldi. Dopo breve tragitto incontriamo l'elegante stabilimento chiamato Bernabò, in memoria di un pistoiese di tal nome che nel 1578 trovò in quelle acque la guarigione di una terribile malattia cutanea per la quale aveva inutilmente fatto ricorso ad altri bagni termali. Il De-Filippis Delfico, autore di una specie di poema polimetro intitolato Ricordi e Fantasie sui Bagni di Lucca, stampato a Firenze nel 1854, al proposito di questo bagno cantava:
V'è scritto Bernabò: non lo cancelli
Mano mortale. Aggiunto sol vorria
Un epitaffio che così favelli:
Dall'Onda Pia
Fluente Qui Sanato
Questo Delubro Sacro A La Salute
D'Animo Umile E Grato
Con Doccie Varie Vasche In Marmo E Belle
Agiate Celle
Per Gli Egri Nella Cute
Nel Settantotto Cinquecento Mille
Il Pistoiese Bernabò
Che Rose
Avea Pria L'Ossa Da Marciose Stille
Pose.