BAGNI DI LUCCA — CASINO REALE.

Questo Stabilimento ha dinanzi una vasta terrazza dalla quale si presenta allo sguardo una veduta magnifica: di là si domina la borgata del Ponte a Serraglio colle spalle appoggiate ai monti e col piè nella Lima che, splendidior vitro, corre e si frange in cascatelle biancheggianti sui ciottoli sporgenti del greto: si vede la foce del Camajone che si congiunge alla Lima e, tutt'intorno, si disegna un mirabile quadro, incorniciato dai monti, col paesello di Granajola da una parte, con quello di Lugliano dall'altra, mentre in fondo s'erge la punta del Bargiglio, obliqua, minacciosa, selvaggia.

Il viale bellissimo, ombreggiato da castagni e da platani, continua, dopo passato il Bagno Bernabò, su per il Colle dal quale scaturiscono tutte le acque termo-minerali dei Bagni di Lucca, incontrando altri tre stabilimenti. Il primo, dopo Bernabò, è quello chiamato Doccie basse e anticamente conosciuto sotto il nome di Bagno Rosso forse a causa, dice il Moscheni, della materia rossa di cui le sue acque fanno abbondante deposito. Esso si compone di undici polle: alcune raccolte sotto il comune nome di Trastulline e le altre dette rispettivamente la Rossa, la Disperata, la Coronale, e l'Innamorata, alla quale ultima fu dato questo nome per quella virtù onde il poeta cantava:

... la pronuba Gìuno ai freddi sposi

donò per voi fecondità beata,

e alla quale oggi è stato mutato il nome d'Innamorata in quello di Maritata, forse in omaggio alla moralità! Subito dopo si trova il Bagno s. Giovanni, ricordato fin dal 1483 da Matteo Bendinelli e dedicato al Battista (di cui vi si vede l'immagine) per l'antico uso che i paesani avevano di bagnarvisi nella vigilia della festa del Santo. Esso ha una sola sorgente che alimenta le molteplici vasche: è curioso notare che in antico aveva sette bagnetti destinati a sette diverse categorie di persone, così: per i cavalieri, per le dame, per i cittadini, per le cittadine, per gli ebrei, per le ebree, per i servitori! Dalla terrazza di questo bagno si scopre quella veduta che Enrico Heine descrisse nella pagina che abbiamo sopra citata.