BAGNI DI LUCCA — SALONE DEL CASINO REALE.
Tornando un poco addietro e riprendendo la via, si giunge finalmente allo stabilimento principale cioè al Bagno Caldo il quale, come dissi, un tempo chiamavasi Bagno a Corsena, e che è il più antico e il più celebre. Del Bagno alla Villa parleremo tra breve, quando saremo giunti a far menzione del capoluogo. Ora, poichè siamo allo stabilimento centrale, giova accennare, sebbene sommariamente e come per me si possa, alla struttura geologica del paese e alla natura delle sue acque.
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L'ossatura principale dei monti dei Bagni di Lucca è costituita dagli strati di arenaria-macigno del periodo terziario inferiore che, diretti da S. E. a N. W. e spingendosi fino ai contrafforti dell'alpe di Montefegatesi, di Tereglio, di Barga e di Coreglia — onde il colle di Corsena si considera come una propaggine dell'Appennino toscano — appoggiano sopra le grandi masse del calcare grigio-cupo del periodo cretaceo che formano da un lato — risalendo il corso del torrente Lima — i monti del Pratofiorito, di Controne, di Lucchio, dall'altro, sulla sponda destra del Serchio, la montagna di Diecimo.
BAGNI DI LUCCA — TORRENTE LA LIMA COL PONTE CAMAJONE. (Fot. Brogi).
Strati di scisto argilloso e di calcare nummulitico sono interposti tra l'arenaria-macigno e possono vedersi emergenti non lungi da Montefegatesi in luogo detto le Fontanacce. Presso il Bagno Bernabò e sopra il Bagno alla Villa si incontrano masse di travertino che furono riferite al quaternario antico.
I resti organici fossili sono assai scarsi in questi terreni, qualora si eccettuino le comuni impronte di fucoidi che si riscontrano nello scisto eocenico di Montefegatesi. Tuttavia il Murchison che studiò la struttura geologica dei Bagni di Lucca, continuando le ricerche del Savi, dice di aver trovato nei calcari neocomiani del Pratofiorito una impronta di cefalopodo che ritenne del genere Crioceras: ma il Carina non ne confermò la scoperta, non essendo riuscito a trovare altro fossile appartenente all'êra mesozoica se non un ammonite che il Meneghini ritenne per l'Ammonites liasicus. Infine il Lotti osservò nel travertino del Bagno Bernabò impronte di univalvi che riferì al genere Bithynia.