BAGNI DI LUCCA — STABILIMENTO IDROTERAPICO. (Fot. Brogi).
Tornando sulla piazzetta dello stabilimento e prendendo il viottolo a sinistra si entra, dopo passata la villa Ruspoli, in una selva magnifica di castagni, in mezzo ai quali si sale per un'agevole via, ben tenuta, fino a raggiungere il luogo detto Paretajo o Due fontane, per le due fontanine di gelida acqua che vi si trovano. E qui siamo al bivio: o salire ancora per lo stradello che mena alla vetta del Colle o scendere dal lato opposto per andare alla Villa. Noi prima saliremo al Colle, per poi ritornare al Paretajo e far la discesa. Demolito, come dicemmo, l'antico castello, non restano ora al Colle altro che poche casupole ed una chiesetta consacrata alla ss. Annunziata, costruita nel secolo XV da un Matteo Della Lena, appartenente alla stessa famiglia di quell'originale abate Eusebio in casa del quale abitò Massimo D'Azeglio che nel libro I miei ricordi ne descrisse così vivacemente il tipo bizzarro e le bizzarre abitudini, ricordando anche il proprio coraggio nell'ammazzare le innocue serpi che si aggiravano intorno alla casa e che entravano talvolta fin nelle camere.
La chiesetta dell'Annunziata possiede un calice pregevole per finezza di fregi, un'antica trina da altare e un bel messale del 1620.
GROTTA A VAPORE.
Oltrepassato il gruppo di case, che costituisce il piccolo villaggio del Colle, si giunge ad un boschetto di lecci e d'altri grossi alberi che circonda una Croce di ferro ed una Rotonda ove si conservava fino a poco fa un Albo ricco delle firme di illustri visitatori, quali Alessandro Dumas padre, Arnaldo Fusinato, Mehemet Ali Pascià ed altri. La veduta da quell'altura è stupenda perchè abbraccia i due versanti del Colle, l'uno verso il Ponte a Serraglio, che s'addossa al monte di Lugliano di faccia e costeggia la Lima, l'altro verso la Villa, il cui piano si distende sotto lo sguardo come un immenso parco fiorito.
Torniamo ora al Paretajo per recarci, scendendo, alla Villa. Ma prima diamole un'occhiata dall'alto. La parte superiore, sul monte, è quella che si chiama Corsena, nome derivato, come avverte il D'Ancona, da quello di antica famiglia ricordata in carte del secolo X e forse ramo della famiglia dei Porcaresi.
Ai piedi del monte che tocca la Lima si distende il Pian della Villa, di aspetto cittadinesco nella sua signorile eleganza. La Lima traversa il paese e, toccatane la fine, si volge e si perde tra le montagne, in giro tortuoso, seguita dalla via biancheggiante che conduce verso s. Marcello e poi all'Abetone. Intorno, i monti incorniciano il quadro, vero quadro nel senso pittorico della parola, come dovette sentire Enrico Heine allorquando ne' suoi Reisebilder esclamava: «Come vi pare questa contrada? Che creazione! Guardate gli alberi, le montagne, il cielo, l'acqua laggiù... Non par tutto come dipinto?». Anche il celebre Falloppio fu così colpito dalla bellezza di questo panorama da lasciare scritto come il Bagno della Villa sembrasse piuttosto un paradiso che una villa... (non villa sed potius paradisus videatur). E l'immagine del paradiso fu recentemente ripresa da Olindo Guerrini che ne' suoi Brandelli (Serie I, p. 134) volle ricordare il verde paradiso dei Bagni di Lucca dove persino l'acredine germanica di Enrico Heine si temperò fino all'atticismo.