Egli è appunto dal fatal centro stesso di questo vortice immenso di mostruose superstizioni ognora rinascenti fra gl'insensati iconolatri di que' remoti Secoli che sorgere si vide Abramo figlio di Thare, adoratore, e fabbricatore d'idoli; mestiere, come si vide, che gli apparteneva in retaggio di famiglia; ma le massime ovunque dominanti delle quali dee essere stato esso ancora imbevuto ne' primi anni della sua fanciullezza, lo renderono infetto, così pure, dello stesso malore che attaccava tutta la Specie umana de' suoi tempi, nè abbandonato si vide da questo deplorabile smarrimento fino a tanto che rischiarata la mente coll'efficace influenza della Divina vocazione, egli si dedicò a combattere apertamente il culto idolatra, di cui già cominciava a conoscere l'assurdo e il nocumento, e fattosi l'inconoclasta de' propri idoli di suo padre, ne fece tosto sensibilmente conoscere al mondo la ridicolezza, il pericolo, e l'inganno [(6)].

In quanto poi alle interminabili discordanti questioni che si agitano fra i Rabbini ad oggetto di definire l'età che Abramo avea nel tempo dell'avvenimento sorprendente della sua nuova conversione, poco, o nulla quì ci cale investigare; lo scopo nostro, sovra di ogni altro interessante, è soltanto quello di conoscerla meramente, e di esserne con positiva certezza assicurati, onde potere da quest'epoca fondare, con esatta cognizione di causa, l'infallibile nascimento primordiale del Popolo d'Israel, non meno che la fausta origine della consolante credenza del medesimo [(7)].

Rischiarato che fu così l'intendimento di Abramo dal fulgido lume di grazia, e fattosi degno della Divina predilezione, in preferenza di ogni altro umano individuo esistente allora sopra la terra, il primo comando impostogli dall'Essere Supremo, che intuitivamente gli apparve, fu quello di recidersi il prepuzio nella provetta età di 99. anni in cui trovavasi nell'epoca di tale prescrizione, ingiungendoli, nel tempo medesimo, di ripetere la stessa uniforme operazione con tutti i maschi aderenti alla propria sue famiglia, stabilendo per precetto inviolabile, in perpetuità di tutti i secoli, che all'avvenire ogni fanciullo nato dalla sua discendenza. dovea essere circonciso nell'età di otto giorni, sotto comminatoria fulminante di eterna dannazione a' trasgressori [(8)]. Tale marca indelebile dovea formare la base inconcussa, eterna, e radicale del nuovo patto di alleanza che Dio ha vincolato con Abramo dopo di averlo colmato di benedizioni, di favori, e di speranze, assicurandolo di moltiplicare prodigiosamente la sua stirpe, di proteggerla in preferenza di ogni altra, di renderla potente sulla terra, e di farne un lignaggio distinto, e prediletto, a cui tutti gli altri sarebbero sommessi, e tributarj in perpetuità di tutti i secoli: Et ponam te in gentibus, Regesque ex te egredientur etc. Daboque tibi, et semini tuo terram peregrinationis tuae, et omnem terram chanaam in possessionem Aeternam, eroque Deus eorum [(A)]. Promesse che furono da Dio medesimo reiterate progressivamente a' due altri Patriarchi dell'Ebreismo, al di lui figlio Isaak, ed al suo nipote Jacob che ne successero [(9)].

Or prescindendo dalle ristrette ingiunzioni che Dio fece a Noè posteriormente al Diluvio, le quali si riducevano in massima a quelle medesime prescrizioni che impone la natura ad ogni essere umano [(10)]; non ritrovandosi altro comando fino a quest'epoca espresso nella Scrittura fuorchè l'osservanza della Circoncisione ordinata da Dio ad Abramo, e da questi passato, in forze della stessa prescrizione, a' suoi posteri, può, senza mistero, inferirsi ad evidenza, quale essere dovesse fino allora l'intima Religione professata da' tre primi Patriarchi; religione, ad ogni esperimento la più tersa, la più omogenea alle circostanze de' tempi, all'indole integerrima di que' pacifici viventi, circoscritti ne' loro bisogni, dediti alla vita laboriosa, e frugale, nulla curiosi, od interessati di conoscere, od analizzare le occulte cagioni del loro credere, ed alieni dagli affanni laceranti che cagionano per l'ordinario le questioni, e le brighe religiose, tranquilli adoravano l'autore della natura, della cui Provvidenza gustavano i benefici effetti senza odiarsi nè perseguitarsi, e senza timore di essere sorpresi dall'errore, o combattuti dalla religione, o maniera di credere opposta del più forte. Ma le generazioni che ne successero poco soddisfatte dell'incorrotta semplicità di sì fatta edificante credenza, ben lontano dal seguitare le medesime vestigia de' primi loro Institutori, in vece di coltivare lo stesso metodo infallibile di essi, e il sano loro culto, vollero sottilizzare l'uno, approfondire le altre, nella, fiducia illusoria di giugnere a scoprirne fin la sorgente, ed a scapito enorme della ragione finirono tutte quante brancolando fra le tenebre dell'ignoranza col credere ciecamente anche sugli articoli che agli antichi era permesso di conoscere con evidenza. Ma i Capitoli susseguenti vieppiù rischiareranno il nostro assunto, e ad un tempo medesimo dimostreranno sensibilmente quale notabile passo retrogrado ha fatto la consolante Religione di Abramo, a misura che i suoi travviati successori avvanzavano cammino, vanamente lusingati di perfezionarla.

[(4)] Presso che tutti gli Scrittori critici antichi si uniformano a rapportare l'origine di questo pernicioso errore a' tempi di Serug Avo di Thare; Eusebio, Suida, Epifanio, Abulfarage, ed alcuni altri sostengono essere stato esso l'inventore del culto delle immagini consecrate alla memoria degli uomini morti in concetto di saggi, virtuosi, e benefici. Per altro, se lo scopo che si prefissero in origine Serug, e i suoi contemporanei si fosse intatto conservato da' Posteri, quello, sarebbe stato per qualche parte commendevole, giacchè non è da supporsi che gli omaqgj, che questi prestavano a tali muti, e insensibili simulacri, eccedessero i limiti circoscritti de' semplici rispetti umani, e in questo solo senso la pratica non potea essere certamente nè più efficace, nè più ovvia al felice progresso dell'emulazione, onde accrescere col mezzo di essa il numero degli individui benemeriti della loro specie: ma il miscuglio complicato, e informe delle superstizioni esecrabili che il delirio umano v'intruse successivamente, alterò da colmo a fondo l'antica purità di questa edificatoria instituzione.

[(5)] Era sì abbondante il numero delle Divinità conosciute, ed adorate dal Paganesimo, e dall'antica Roma, che Petronio parlando di questa in cui esso abitava, dice che l'affluenza degli Altari che ovunque vi si erigevano per servizio delle medesime, sorpassava di gran lunga la quantità delle case di abitazione de' cittadini, e quindi era molto più facile d'incontrare per le vie di Roma un Dio di un uomo: Utique nostra Regio, tam præsentibus plena est numinibus, ut facilius possit Deum, quam hominem invenire (Petr. lib. IV.). — (Ved. l'ann. 40. del T. I. delle Note Campestri pag. 112.).

[(6)] I Dottori ebrei e fra questi Rab Ada (nel suo Berescith Rabah cap. 38.) narra che Abramo, nell'intervallo intermediario della sua conversione, incaricato dal di lui padre di accudire allo smercio delle proprie statue, durante una sua breve assenza, presentatosegli un giorno certo individuo col disegno di farne acquisto Abramo l'interrogò quanti anni avesse: cinquanta, rispose l'Acquirente averne; sventurato che tu sei! Esclamò Abramo allora, nell'età di 50. anni tu adori ciecamente un essere che non ha che un solo giorno? Questo rimprovero coprì talmente di confusione, e di pentimento il compratore, ch'egli se ne partì mesto, e sbigottito, senza potere più articolare parola; indi Abramo presa un accetta fra le sue mani ha in un istante spezzate tutte le immagini affidategli dal genitore per procurarne la vendita, illudendo ad un tempo medesimo argutamente la stupida credulità di suo padre con un artifizio idoneo a giustificare la di lui propria condotta rapporto a' simulacri, e a disingannare insieme Thare dell'inventato errore in cui vivea da lungo tempo miseramente sepolto.