[(B)] Ibid. cap. 17 v. 10 11 12.

[(24)] I Rabbini oltre la recisione del prepuzio, comandata da Dio al Patriarca Abramo, vi aggiungono cert'altra operazione, che chiamano פריעה (Peringha) scuoprimento, che vogliono doversi fare scuoprendo colle due unghie del police (che gli addetti a tale ufficio denominati מוהלים (mohelim) circoncisori lasciano espressamente accuminate) la tenue pellicola che copre l'orificio dell'uretera dopo la recisione del prepuzio, affinchè la sommità della corona del pene resti per ogni parte dilatata; essi appoggiano questa nuova prescrizione sul comando che Dio fece a Jesuè di circoncidere gl'Israeliti una seconda volta. Eo tempora ait Dominus ad Josuè: Fac tibi cultros lapideos, et circumcide secundo filios Israel. Jos. c. 5 v. 2. L'autore del Berescit Rabah la pretende inserita nell'ordinazione fatta da Dio stesso ad Abramo con la replica di המול ימול (himol, imol) circoncidere circonciderai. Gen. cap. 17 v. 13. quale replica (aggiugne quell'autore) riguardare si potrebbe come affatto inutile, se non volesse altro significare che la semplice recisione del prepuzio (Ved. Talmud Trat. Ievam. c. 71 p. 2 Comm. Tossaf. Id. Com. R. Ief. Toar.) fermi dunque in tale opinione i Rabbini conchiudono che מל ולא פרע כאילו לא מל (mal velò parangh cheilu lo mal) chiunque circoncidesse senza lo scuoprimento, è come se non avesse circonciso. (Ved. Iorè Deng. cap. 264 § 4 Mis. fol. 137.). Le Nazioni che menzionammo anticamente praticarla, non usavano lo scoprimento; siccome non lo conoscono nè pure i Musulmani a' nostri tempi.

[(25)] Dies prima erit Sancta, atque Solemnis, et dies Septima eadem festivitate venerabilis: nihil operis facietis in eis, exceptis his quæ ad vescendum pertinent. Exo. cap. 12 V. 16.

Questa Pasqua è stata instituita in commemorazione dell'uscita prodigiosa del Popolo ebreo dall'Egitto; ed essa è chiamata delle azzime, riferendo al pane senza lievito di cui si è esso alimentato, che per fretta di sua partenza non potè lasciare fermentare: la medesima è distinta dalle sacre pagine col nome di פסח (Pesah) a cui la Scrittura istessa assegna l'etimologia di פסח (Passah) che significa saltare, o tragittare alludendo al tragitto che fece l'angelo sterminatore nella notte dell'orribile strage de' primogeniti dell'Egitto, lasciando illese le abitazioni degli ebrei, e portando la desolazione, e la morte in quella de' loro barbari oppressori: Transibit enim Dominus percutiens Ægyptios cumque viderit sanguinem in superliminari, et in utroque poste, transcendet ostium domus, et non sinet percussorem ingredi domos vestras et lædere Exo. Cap. 12 v. 23.

Ma senza nulla spiegare sul valore intimo di sì fatta etimologia, non si potrebbe farla inoltre significare il passaggio repentino che fece il popolo ebreo dalla schiavitù, alla libertà? Io la riguarderei molto più degna del nitido fonte da cui parte; riserbandomi a parlare delle tante superstizioni che hanno luogo in questa Pasqua presso gli ebrei, allorchè mi emergerà in seguito di ragionare de' Talmudisti, e de' loro interminabili commenti.

[(26)] Il deciso ingenuo trasporto che io sento per la verità, mi astrigne a dovere quì formalmente smentire l'opinione che da varj pensatori stravaganti si è preteso erroneamente sostenere con qualche pertinace asseveranza, cioè che i due punti essenziali reggenti qualunque sistema religioso, l'Esistenza di Dio, e l'immortalità dell'anima umana, sono interamente tacciuti da Mosè; nè che questi dogmi trovinsi menzionati, di sorte alcuna, in verun luogo del Pentateuco. In quanto alla prima si porrebbe, senza scrupolo, tacciare di delirio chiunque volesse immaginare che gli ebrei potessero dubitare un solo istante dell'esistenza di un Essere, che ad ogni momento manifestavasi ad essi ora con proteste, or con prodigi, or con minaccie, ed ora con gastighi differenti. Oltre a ciò quante volte ritrovasi nella Scrittura la confessione esplicite e universale di tutto questo Popolo di credere, obbedire, ed adorare il Dio de' suoi Padri? E il primo dei comandamenti del Decalogo non forma egli la prova la più convincente, e la più chiara dell'Esistenza di un Dio? Perciò che riguarda poi l'immortalità dell'anima umana, di questa sarà da noi parlato quanto fa duopo nella susseguente [Annot. 41], dove la Scrittura stessa concorrerà con eguali prove irrefragabili a dimostrarla.