La ragione medesima può applicarsi viceversamente al divieto dell'adorazione delle Immagini, e del commercio de' simulacri, che noi ristrigniamo ad un solo Precetto i quattro che le Sacre pagine prescrivono per imporlo agli ebrei.
Venendo poi alle soppressioni quì fatte relativamente a' cinque Precetti co' quali resta per altrettante volte comandata in differenti luoghi del Pentateuco l'osservanza del Sabato, limitati da noi ad un solo Precetto, siccome desso, in origine, spiegasi riposo, e come tale considerato anche da quelli che ora ne rigettano l'osservanza, io stimai cosa opportuna livellarla a quella di tutte le altre solennità delle quali ragioneremo frappoco, prescrivendo i medesimi riguardi, e gli stessi doveri che s'impongono a quelle, stimando il resto come oscuro, indissolubile, ed inutile affatto per conseguenza al propostoci salutare disegno [(49)].
Per ciò che riguarda l'astinenza di certi cibi, e la proibizione di varj differenti animali, che la Scrittura sottopone a undici Precetti, noi gli racchiudiamo tutti a due soltanto, avendo altrove giù estesamente riportate le cagioni fisiche, ed i più probabili motivi di simili comandati divieti [(A)].
L'infamante delitto d'incesto, racchiudendo per se stesso qualunque siasi accoppiamento di fornicazione commessa da amendue i sessi in grado della più prossima parentela, come sarebbe i genitori colla loro prole, o questa con quelli; sorelle co' fratelli, o gli uni colle altre, sieno di padre, ed uterini, suocere, nuore, matrigne ec. che la Scrittura in varj luoghi ne annovera fino dodici, noi gli riportiamo sotto il solo precetto d incesto, che tutti complessivamente gli abbraccia, senza fare però la minima abrogazione, o detrimento di alcuno degli altri, benchè da noi non menzionati partitamente; la trasgressione dei quali troppo riuscirebbe lesiva alle leggi, ed oltraggiante alla Natura.
La riduzione da noi fatta de' Precetti che risguardano i doveri assoluti, e indispensabili dell'uomo cogli esseri della sua specie a quello di amare il proprio simile come se stesso, mi sembra potere da se solo contenere onninamente gli otto comandati nel Pentateuco per conchiudere, in concreto, l'ingiunzione medesima da noi testè riepilogata; essendo troppo evidente che amando il nostro simile non si può certamente odiarlo, nè maledirlo, nè defraudarlo nel commercio, nè nelle parole, nè nelle misure, nè usare seco lui delle violenze e molto meno ricusarli il nostro ajuto ne' suoi urgenti bisogni.
Ciò che abbiamo rimarcato essenzialmente nelle indagini fatte su' precetti antecedenti, è da notarsi appunto in quelli de' quali ora ci occupiamo, e che hanno per iscopo le Neomenie, o il novilunio del settimo mese [(50)]; il giorno decimo di esso chiamato il digiuno di espiazione, ed il 15 dello stesso mese fino il 21 compreso, cioè la festa de' tabernacoli, o delle capanne per sette giorni.
Io prescindo dall'addurre quì i motivi dell'osservanza di queste tre feste accennate, mentre quelli furono da noi già diffusamente riportati laddove più si rendevano adattabili [(A)]; solo dirò che nella instituzione della prima, cioè del cominciamento dell'anno trovasi quattro precetti, tre de' quali non essendo che la replica l'uno dell'altro, noi abbiamo stimato conveniente limitarli ad uno solo, che è l'osservanza della festa di un solo giorno, e cessazione di lavoro; tale essendo lo spirito genuino de' medesimi; il quarto precetto poi di questi è stato da noi totalmente soppresso, mentre non conoscendosene il vero scopo (se non è quello almeno da noi già riportato altrove [(B)]) non resta in verun modo esattamente osservato dagli ebrei moderni [(51)].
La seconda di queste feste comandata per varie volte da Mosè come un giorno consecrato all'Essere Supremo di solennità, di penitenza, e di digiuno, e di cui esso non ispiega fino, a qual limite dee una tale astinenza dilatarsi, noi abbiamo in questo fissate le prescrizioni medesime del Sabato, restrignendone l'osservanza, come in quello ad un solo Precetto, cioè, il riposo, e di più l'astinenza totale di qualunque nutrimento dal tramontare del Sole del nono giorno del mese di Tisrì fino all'imbrunire del giorno decimo susseguente.
La terza nomata festa de' Tabernacoli, o delle capanne, non meno delle altre in guise differenti ripetuta per imporne l'osservanza agl'Israeliti, può, siccome tutte le altre, ridursi del pari ad una semplice prescrizione, cioè a quella di solennizzare il giorno 15 e il 21 del settimo mese, e per sette giorni mangiare sotto l'ombra delle capanne, per le ragioni a suo luogo opportunamente riportate ([Annot. 34]) lasciando però ad arbitrio il prendere la palma, un elegante frutto di albero (che i Rabbini lo pretendono un cedro, ma che le Scrittura lascia indefinito) il mirto, il salcio ordinato da Mosè in puro segno di gaudio, e di trionfo, e ciò nel solo primo giorno di tale solennità [(52)].
La solennità delle primizie, ovvero delle settimane è l'ultima di cui le Scrittura faccia esplicita menzione, fissata ad un solo giorno, cioè, il cinquantesimo, contende del secondo giorno della Pasqua delle Azzime, ovvero nel giorno dopo il plenilunio del mese di Nissan; ma non venendo nella medesima prescritta veruna di quelle cerimonie che imposte furono per le altre, noi la stabiliamo così pure un solo giorno di festa, colla cessazione di qualunque opera servile, a guisa che abbiamo nelle altre fino e questo momento praticato.