Or tutte le moltiplici restrizioni dunque riguardato da noi come necessario di dovere fare alle testè riportate osservanze, non avendo per oggetto che semplificare l'essenzialità inalterabile di ciò che in massima è prescritto a ciascuna delle medesime, esse non tendono soltanto che ed ovviare come inutile, ed a sopprimere come soverchie le frequenti ripetizioni nulle quali si diffonde la Scrittura comandando un precetto medesimo, nel modo appunto che noi già con evidenza dimostrammo altrove [(53)].
In quanto poi a' Precetti restanti che abbiamo stabilito appartenere alla terza classe adottata da noi, e de' quali non vedesi quì fatta fino ad ora speciale menzione, di sorte alcuna, nè in compendio, nè in diffuso, noi passiamo a ragionarne di proposito deliberato nel Capitolo seguente, il quale ci farà conoscere in chiari sensi lo spirito che ha dettati simili Precetti, e il disegno del Legislatore che gli ha prescritti: da tali indagini risultare quindi vedremo le ragioni le più inconcusse, ed i più idonei motivi che c'indussero ad ommetterli nel nostro nuovo Piano, e ci fecero riguardare come fondata, ed opportuna l'abrogazione de' medesimi.
[(46)] Tutti i popoli della terra hanno le loro particolari tradizioni che tutti credono costanti, uniformi alla più esatta verità, ed al superiore grado portentose; esse sono appoggiate, come le nostre, sull'antichità, e sulla superstizione religiosa, come l'osserva un dotto scrittore de' nostri tempi (Philosoph. du B. Sens T. 1 Refl. 1 p. 102.)
Gli ebrei Talmudisti non fanno alcuna difficoltà di rendere le loro tradizioni a livello della Legge di Mosè; essi appoggiano questa opinione sopra quella che sostengono i Rabbini, cioè che la תורה שבכתב (Torah Scebihtau) legge scritta non sarebbe che un corpo senz'anima, ed una lampada senza luce, se fosse quelle separata dalla תורה שבעל פה (Torah Scebenghal Peh) legge tradizionale. Quindi è che dessi si fanno un pressante dovere di credere, sotto pena di Scomunica contro chi opinasse altrimenti, che Dio ha dettato a Mosè non solo tutto ciò che è racchiuso nel Pentateuco, fino alle minime sillabe che vi si contengono; ma ch'egli ha parimente comunicato allo stesso Mosè sul monte Sinaj (durante la sua dimora colà di quaranta giorni) l'intera spiegazione mentale di questa legge medesima, che pretendono essersi conservata intatta fra di essi, anche dopo la morte di questo Legislatore, fino che un giorno si riconobbe la necessità di metterla per iscritto affine di conservarne le traccie fino alla più tarda posterità. Ma di ciò mi riserbo a ragionare più diffusamente, allorchè in breve mi emergerà di parlare delle Parafrasi Rabiniche, e dell'origine della Misnah, e del Talmud ossia della Ghemarah (ved. il [Cap. IX.] di questo Vol. con tutte le annot. che vi si contengono).
[(47)] Tale è la condizione miserabile dell'uomo, che siccome generalmente parlando le idee sulla Religione sono per esso, quali debbono essere, in ogni senso, di una specie oltremodo rispettabile, giacchè desso teme sempre di essere tradito dalla frode, o sorpreso dall'errore, così ei si fa un pressante dovere di credere macchinalmente senza riflessione, senza esame, e senza mettere in dubbio un solo istante che desso può in questa parte ingannarsi, non meno per rapporto alle Leggi scritte, che alle tradizioni ricevute, ed allontana inconsideratamente per tale debole riflesso ciò che ha l'apparenza di attaccare le opinioni religiose addottate alla mamella, siccome tutto quello che avrebbe per se stesso un efficacia possente ad illuminarlo, ed a toglierlo dall'inganno in cui vivea, per folle arbitrio, ciecamente sepolto. Tutto questo mostruoso complesso di contraddittorie opinioni risede fatalmente in un angolo remoto del cervello dell'uomo, come in un santuario inaccessibile, in cui non oserebbe in verun tempo avvicinarsi.
[(48)] La facoltà esimia che l'essere supremo ci ha somministrata, e da noi distinta col carattere di lume naturale o di Ragione non saprebbe mai in veruna guisa ingannarci nelle cose ch'essa osserva, e che discerne, poichè tuttociò che è a sua portata dee credersi chiaro, evidente, e irrefragabile; altrimenti, (come lo pensa un filosofo insigne) avremmo adeguato motivo di opinare che Dio ingannati ci avesse, accordandoci quella facoltà in modo che noi prendessimo il falso per il vero, anche facendone buon uso: e non sarebb'egli questo il massimo, ed il più esecrabile degli assurdi? Descart. Princip. de la Philosop. 1. Part. pag. 22.