Restat ut his ego me ipse regam,
Solerque elementis.

Horat.

Lo spettacolo il più rimarcabile che possa interessare, e sorprendere, ad un tempo medesimo, l'intera specie umana è, senza contrasto, la rigenerazione subitanea di tutto un popolo immenso, dopo che diciotto secoli di vessazioni, e di calamità ognora rinascenti lo aveano fatto incallire ne' ceppi di una truce schiavitù ignominiosa, ed in una specie di torpido avvilimento: la prima ripetere solo esso dovea giustamente dallo zelo sanguinario degli esploratori delle umane coscienze che il baratro infernale del fanatismo religioso faceva di tanto in tanto regurgitare sopra la terra per flagello de' mortali; attribuire l'ultimo esso potea fondatamente all'inveterato livore inesplicabile, che una intolleranza criminosa del pari che imbecille, suscitava, senza ritegno, ad ogn'istante contro i miseri avanzi di un popolo, per consenso unanime, il primo fra tutti i più remoti abitatori della terra, a riconoscere, e adorare il Dio vivente, e non meno degno di ammirazione per la sua fermezza inalterabile nelle orride sofferenze alle quali soggiacque in ogni tempo, di ciò che sono da rimarcarsi molti altri per l'accanimento inesorabile delle incessanti loro persecuzioni contro di esso.

Tale fu dunque, durante l'indicato spazio di secoli, lo spietato destino della nazione d'Israel che oggi somministra l'argomento primordiale alle nostre filosofiche investigazioni, e che forma la base radicale delle indagini più assidue degli uomini scienziati, e tale fu sempre mai l'indole proditoria, e turbolente dei suoi snaturati persecutori.

Per altro, ciò che dee apparire straordinario alle menti perspicaci si è l'osservare, come dopo un epoca sì lunga già decorsa, da quando il popolo ebreo era ovunque avvilito, in tante foggie differenti, lungi dall'occuparsi in tale stato di rimontare fino al prisco suo splendore, piagnerne l'eclisse fatale, ed attristarsene, ad un tempo, per il difficile ricuperamento, al contrario, sembrava trascinare le aggravanti sue catene con un'apatìa indolente, ed oserò dire, con una sommessa compiacenza tale, come se destinato, senza scampo, ei si credesse a dovere perpetuare sopra la terra lo spettacolo commovente della sua prostituzione, e come se gli eterni decreti di un Dio condannato lo avessero a piegare l'abbattuta cervice sotto il giogo infamante di una turpe schiavitù interminabile.

Ma nel modo che di tutte le caduche umane vicende regolarmente accade, questa informe combinazione di strani accidenti non dovea già restare immune da quell'alterazione, a cui come un tributo indefettibile spettante alla natura, vanno, per l'ordinario, soggette presso che tutte le instituzioni che l'opera fallibile dell'uomo trasmette alla posterità. D'altronde l'assunto di annientare in un istante una cattività renduta quasi connaturale col tempo, troppo arduo riuscendo a poter esser esaurito dalla mente di un singolo individuo, in guisa che il successo corrispondesse a' suoi sforzi, era duopo essenzialmente che una metamorfosi cotanto rimarcabile, se l'unica forse non è in tutti i fasti dell'istoria, preparata venisse da un Genio peregrino, capace di conoscerne l'urgenza, di sentirne la forza, d'intenderne insieme i moltiplici vantaggi salutari che risultare ne potrebbero. Arrise finalmente una sorte propizia a' fervidi voti di que' pochi, degni di occupare quel rango qualificato nella società, che la natura imparziale accorda ad ogni cauto esecutore delle sue leggi, ne' di cui petti sensibili allignava profondamente ancora l'intesa filantropia di concorrere alla estirpazione totale de' pregiudizj che armano, e dividono i popoli, di vedere una volta restituire all'uomo quella dignità propria dell'uomo, che avvinta gemea da lungo tempo fra i ceppi ferali dell'ignoranza, e della superstizione, e di mirare, ad un tempo, alleviato l'ebreo, in particolare, dalla salma lacerante delle pratiche innumerabili, od inutili perchè straniere all'essenzialità del primitivo suo Culto, od anche assurde perchè incompatibili sovente coll'archetipo salutare di quello, coltivate ciecamente da esso, e che l'inveterata consuetudine delle medesime era il solo punto di rilievo sul quale si reggevano, e che le avea ormai rendute sacre per lui; e dopo tanti secoli d'impaziente aspettazione questo Genio Benefattore comparisce infine; penetrato dalle angustie di un popolo gemente, non esita un istante ad ispiegare la sua clemenza in favore di questa orfana, e inconsolabile nazione; e quale terribile Nume vendicatore della giustizia umiliata, e dell'oppressa ragione, rovescia, ed allontana colla rapidità di un baleno tutti gli argini malefici, riguardati fino ad ora ineluttabili, che potevano forse opporre un'ostinato contrasto a' suoi benemeriti disegni; interprete leale dell'increata sapienza dell'Eterno, ei disse allora: compiasi alfine, senza ritardo, opera sì eccelsa, e sì urgente; il Dio di tutti gli esseri lo comanda; lo reclama la natura; l'umanità lo esige; lo pretende ragione; ed io lo bramo; e l'opera memorabile allora tosto felicemente compiere si vide. Il mirare da quel momento l'affliggente desolazione di questo popolo, apprestarne un efficace antidoto, farsene il baluardo inespugnabile, renderlo a se stesso, ed al consorzio degli enti ragionevoli, altro non fu che l'opera di uno solo, e medesimo intervallo; egli è al Gallo-Italo Regnante, a NAPOLEONE l'incomparabile che la prosapia d'Israel dee la sua risorsa più solida, e più cospicua di quante altre mai ci offrono i monumenti delle nazioni profughe, e derelitte che un fausto Pianeta ha rendute al loro pristino splendore, dopo di avere durante un tempo immemorabile tenacemente lottato co' più avversi, e fluttuanti destini.

Ma questo popolo, altre volte sì rassegnato, e sì paziente nelle calamitose peripezìe delle quali ei fu la vittima sì di frequente, giugnerà esso a conoscere attualmente il prezzo inestimabile di questo dono esimio? Saprà esso cogliere l'opportunità di profittarne con giustizia, e con ragione? Indarno lusingasi l'ebreo di pervenire a meritarne il possesso, e di goderne, sino a tanto che inebriato follemente dall'opinione di appartenere ad un lignaggio eletto dall'Essere Supremo in preferenza di ogni altro esistente sulla superficie della terra, s'induce a considerare l'abbiezione degradante alla quale è ridotto, come il prezzo assoluto di quella elezione illusoria che lo rende proscritto dalla società degli altri uomini, da' quali esso è odiato, in ogni senso, come un essere degno della riprovazione universale, e che questi, dal canto suo, abomina, e disprezza, perchè reputa esclusi onninamente dalla così nomata grazia di tale stravagante primazìa.

Oh colmo di smarrimento umano! Oh, fierezza inusitata, e strana! E quale meraviglia se l'ebreo imbevuto, per una parte, da tale insensata chimera non ravvisava fino ad ora ne' suoi simili che altrettanti perturbatori della sua tranquillità, o che fiere inesplebili, ognora preparate a divorarlo; e se per l'altra, diretti da eguali assurde illusioni il Papista, l'Ugonotto, e il Musulmano non iscorgevano in esso che un individuo ributtante, un essere indegno della società degli altri popoli? E come potesti mai, o illusa Tribù d'Israel, lasciarti sì lungamente sedurre, senza fremere, da questa, ed altre sifatte deplorabili menzogne, che odiosa ovunque sempre ti resero a tutte le nazioni del mondo conosciuto, che ti costarono sì sovente amaro pianto, senza speme di risorsa, o di compenso? E voi, popoli della terra! Quale ribaldo instigatore vi indusse mai a fingervi sordi a tal eccesso a' languenti clamori di umanità, e di natura, fino a palliare i vostri barbari trattamenti del multiforme ingannevole orpello di simulata religione, facendo ancora servire di pretesto qualche superstiziosa pratica di questa nazione, al deciso furore che vi ha sì di frequente trascinati ad infierire contro di essa? Quante volte la tradita ragione si allarmò essa indarno contro gli smarrimenti di questa, e quante altre l'insultata filosofia si dolse inutilmente contro gli snaturati oltraggi di quelli? Le insane follie, di cui non meno l'una che gli altri furono sempre in egual dose contaminati, le fecero entrambe tacere confusamente tutte le volte che tentarono di sostenere la propria causa, che era in massima la loro, o che osarono altamente reclamare i legittimi diritti dell'umanità.

Eh, che? Tale sarà dunque in eterno la sorte lagrimevole degl'ingannati popoli della terra? Non vi sarà egli mai un antidoto efficace a dileguare dall'universo un malore sì contagioso, e sì comune, che attacca, senza pietà, le nove decime parti almeno della specie umana? Il popolo ebreo non giugnerà esso forse in alcun tempo ad abdicare i suoi vetusti prestigj degradanti; e il cristianesimo non s'indurrà esso giammai a rinunziare al suo inveterato livore? Supporremo noi finalmente che inestinguibile per tutti i secoli debba esistere fra gli uomini la guerra devastatrice di coscienze, e di opinioni, e che non possa esistere nell'ordine della natura un mezzo conciliatorio, onde più non debba il giudaismo riguardare come straniere le altre nazioni, ed affinchè cessino queste, per loro parte, di contendere ad esso que' diritti che accordare volle la natura ad ogni essere capace di pensiere, e dotato di ragione? Ahi! lasso! Quali affliggenti, e malagevoli ricerche! Io molto dubitai dell'esito avventurato della prima fino al presente; poco io sperai sul propizio compimento della seconda; tutti i giudizj miei furono sempre titubanti sulla terza; e le mie intime fiducie interamente nell'ultima riposi, fino a lanciare con trasporto gli sguardi miei sul remoto avvenire, osando ancora proferire de' vaticinj consolanti che forse realizzare si potrebbero a' tempi nostri, purchè tutto il genere umano inducasi concorde a fare l'intero sacrifizio delle stravaganti sue chimere, dalle quali fu esso fino ad ora miseramente sedotto e combattuto.

O uomini sociabili! O miei fratelli! Se l'esimia ragione tutta via conserva intatto il suo ascendente salutare ne' vostri cuori; se inerenti voi siete a superare gli argini funesti che oppongono un contrasto pertinace alla solida felicità di molti fra voi; che formano la sorgente letale delle calamità di molti altri; e che in ultimo vi umiliano tutti quanti, e vi disonorano; se il mio sentimentale presagio anelate realizzare, distruggere vi è duopo, senza ritardo, da' più reconditi fondamenti, l'esecrando altare delle venerate menzogne, delle quali, oppressi non meno che oppressori, io vi scorgo pur troppo in egual dose infetti, e dove i popoli ammaliati dalle anagogiche visioni tradizionali offrivano i loro voti; e sulle rovine abominevoli di quello tosto si eriga uno stabile edifizio, che il consenso unanime del genere umano rispettoso consacri eternamente al solo Essere Supremo, alla ragione, alla virtù, ed alla unione inalterabile de' popoli.