Chi mai potrebbe annoverare le volte che la filosofia baldanzosa si accinse a dimostrarci tali essere appunto gl'intensi voti suoi? E questi parimenti non furono in ogni età dell'universo i sani principj della natura? Questa forse non è, che sdegnata dagli eccessi della fralezza umana ci fece di tratto in tratto capire per mezzo di quella stessa filosofia, sua costante apologista, e sua interprete fedele: O uomini! Rammentate che i figli miei tutti voi siete, tratti egualmente dal materno mio seno; chiunque voi siate nel fugace tirocinio di questa vita, sia regnante, o subalterno; sia nobile, o plebeo; musulmano, o israelita; sia cattolico, infine, o pure gentile, appena cominciaste ad esistere sopra la terra, tutti del pari assoggettati voi foste alle provvide mie leggi, dalle quali non avvi fra tutti gli esseri viventi alcuno che dire si possa, senza delirio, escluso, ed alienato, e suscettibili di uniformi passioni, dotati delle stesse identiche facoltà, e intelligenza, già vi trassero le mie mani a respirare l'aura prima di vita. Tali furono in ogni secolo del mondo le espressioni genuine della natura.

Ma l'uomo a fronte di tutto ciò degenerando miseramente dall'origine sua, avvilendo per folle arbitrio quella condizione propria di esso, lungi dall'ascoltare la voce penetrante di sì benefica madre, in vece di seguitare le di lei sacre instituzioni; anzi che coltivare que' precetti venerabili che dessa ognora ci rammenta per la felicità permanente del genere umano, egli sempre concentrato nel vortice immenso de' propri smarrimenti, sembra piuttosto che inducasi a soffrire con una macchinale indifferenza l'improperio ragionevole che ad esso fa la natura schernita dalla sua depravazione, che dolente gli rinfaccia, senza posa, la sua demente ingratitudine: egli è dunque così, che il meglio offresi qual è al suo sguardo, ei lo contempla, lo discerne, lo approva, e segue il peggio:

Video meliora proboque, deteriora sequor.

Dopo un ammonizione sì risentita, quanto giusta della natura, con quale fronte oserà egli l'ebreo altamente vantare la primazìa sopra tutta la specie umana, ed i popoli del mondo sopra quale base radicale fonderanno essi mai il barbaro diritto di soggiogarlo, e di avvilirlo?

Insensati! che incapaci tutti quanti sempre voi foste di godere solidamente le amene delizie della natura, senza contaminarne la nitida sorgente co' furori della vostra sovvertita immaginazione; e infatuati da quelle insane chimere da cui foste imbevuti fino dalla culla, non solo ne schivaste sempre l'incontro; ma varj fra voi non curarono di conoscerla per ignoranza; molti ancora indifferenti alle sue materne instigazioni, furono ad essa ribelli per orgoglio; ed altri furibondi si lasciarono ben anche trascinare all'eccesso delittuoso di calpestare le sue leggi, di avvilire i suoi doni per fanatismo.

Or ad oggetto di sanare le nazioni lese da siffatto malore, non ommisero di tentarlo con reiterati sforzi i più illuminati filosofi del mondo, fissando de' principj inconcussi, ovvj a dimostrarne il pericoloso nocumento; ma tutte le loro cure furono vane, e delusi restarono sempre nella loro aspettazione: quindi è che allora si videro essi astretti a rinunziare a' loro benemeriti disegni, concentrarsi nella sfera delle loro proprie cognizioni, e ciascuno di essi quale nuovo Timone, od Apemanto vivere a se unicamente misantropo isolato, e fremendo mirare taciturno, da una parte periclitare di giorno in giorno la salute dell'uomo, senza potere svellerlo dall'orlo dell'abisso preparato ad ingojarlo; osservare dall'altra le caterve affluenti di esseri travviati correre solleciti ad offrire le loro preci al sacrilego altare del fanatismo; quì porgere incensi ad uno sciame immenso di se-dicenti parlamentarj dell'Eterno, che renduti superbi dagli omaggi striscianti dell'ipocrisia, e dell'ignoranza, già corruppero da colmo a fondo la tersa religione, che il terrigeno mortale è nel pressante dovere di tributare al suo Dio Creatore, e lo costrinsero ad obbliarla, ed a sostituirne in vece le loro esecrabili visioni; udire colà commendare qual eroismo i più atroci misfatti, di cui ci fanno raccapricciare le Istorie, perchè al nome dell'Essere Supremo devotamente commessi; riguardare altrove porre in sistema la persecuzione, e la calunnia, e quindi esercitarle religiosamente unite contro que' sciagurati che il mero fortuito accidente trasse dal grembo di altro dogma, e seguaci di una credenza differente da quella che si professa dai loro persecutori, considerandogli persino come una nuova specie di esseri, la relazione de' quali si reputa indegna degli altri uomini loro simili, formati, per così dire, da un conio stesso, dotati delle facoltà medesime, suscettibili de' medesimi bisogni, ed egualmente organizzati, onde ad un tale riguardo si opprimono, si calunniano, s'inventa delle illusioni affine di renderli odiosi agli altri popoli; e per giustificare quelle perverse imputazioni delle quali sono essi proditoriamente aggravati, s'immagina quelle colpe che incapaci furono sempre di commettere, e che per ciò realizzare mai non si possono, si suppone que' difetti che non ebbero giammai, ma che forse con più fondata ragione attribuire sovente si potrebbero a' loro persecutori, si prevengono le mancanze che loro sono affatto ignote; e quindi ogn'individuo non ad essi conforme nelle pratiche di religione, impressionato da tali venefici principj fin dalle fascie, si reputa, per ogni motivo, autorizzato di poterli riguardare come esseri degni della riprovazione de' loro simili, come uomini scevri di morale, di costumi, e forse ancora incapaci di lumi, di coltura, e di buon senso.

Forsennati! Barbari mostri! Esclamerebbero que' filosofi allora; chi vi avrebbe supposti mai stolidi a quel segno fino a non accorgervi, che tutte le ottime, o riprovabili azioni che loro vengono direttamente attribuite, altro, a fondo, non sono che un mero effetto dell'opera vostra unicamente? I tirannici tratti co' quali voi procedeste in ogni tempo a loro danno, non doveano essere per i medesimi una lezione indelebile, e continua d'ingratitudine, e di vendetta, un oggetto incommutabile di eterna ripugnanza per la vostra società? E come dovevano essi amare quegl'individui che riguardavano il loro avvilimento come un trionfo della così detta loro nuova legge di grazia, se dai partigiani di quella dovevano essi appunto ripetere il torrente inesauribile di tutte le angustie alle quali soccomberono sì di frequente? E come avrebbe potuto mai l'ebreo, sotto alcun titolo, essere buon cittadino, se ricusatagli era ovunque una patria, se escluso veniva di prestare i suoi servigj, se interdetto eragli per tutto l'esercizio delle arti liberali, e la coltura dello spirito, e se la terra medesima persino a cui esso dovea i suoi natali divenivagli straniera, ed insensibile matrigna? E con quale fondamento si dovea, in ultimo, presumere che un fautore della sana credenza di Mosè potesse giugnere a distinguersi giammai nella carriera di que' pochi uomini dotati di genio, e di talenti, che l'obblìo del fanatismo rende oggi reperibili in qualche angolo del mondo, se da questi o per invidia, o per interno pregiudizio, od anche per simulato trasporto religioso era sempre o schernito, o rigettato, se il consorzio de' medesimi reputava un disonore di annoverarlo nella categoria de' suoi membri? E quando ancora conservato egli avesse, nello stato di abbiezione in cui languiva, tanta lena e coraggio per inalzarsi fino allo studio, la generalità degli uomini non imputavagli frattanto come un grave torto di essere nato ebreo, a fronte ancora di tutta la virtù, ed i talenti che avesse d'altronde potuto fondatamente vantare? Ei non potea aspirare al rango di uomo, senza prima cessare di essere ebreo. Che non può irrazionale superstizione in mente umana!

Esseri deboli, e inconseguenti! Se provati aveste i costumi di questo Popolo avanti di sfuggirne i rapporti; se occupati vi foste di esperimentare i suoi talenti prima di azzardarne de' giudizi temerarj sulla sua capacità; se tratto lo aveste all'obbrobrio degradante delle turbe popolari, restituendo ad esso quella dignità che compartire volle la natura ad ogni ente ragionevole, e che la vostra indomita fierezza ingiustamente gli tolse; se meno prodighi di odio, e di oppressione dimostrati vi foste seco lui; ma più liberali di umanità, e più coerenti alle leggi che prescritte furono a voi dalla natura, vedreste ora in mille brani spezzarsi al vostro tatto il talismano fatale della menzogna, e quale fugace lampo svanire ogni mistero nella dispersione dell'ebreismo, riguardata follemente sempre da voi come il flagello desolatore, a cui gli arcani decreti di un Dio condannato lo aveano, senza ombra di speme, nè di rifugio; come ancora il barbaro esilio a cui soggiacque già da gran tempo, ben lungi dall'apparirvi la conseguenza immediata di que' sognati falli di cui l'odio vostro l'imputava senza freno, giustificato vedreste non meno l'una che l'altro dall'ostile vostro contegno a suo riguardo; e quindi rientrati allora in voi stessi, scossi da quel torpido letargo dove immersi vi aveano d'accordo quelle venefiche illusioni che alimentavano un giorno il vostro inganno, e abbacinavano i sedotti vostri cuori, voi avreste riconosciuto ad evidenza quanto fossero contradittorie alla ragione, e ripugnanti alla natura quelle distinzioni malignamente inventate ne' secoli d'ignoranza dagli speculatori di proselitismo, e trafficanti di culti, e di coscienze; distinzioni che rendono l'uomo il ludibrio della sua specie, e costituiscono l'infamia perpetua di colui che le tollera, e le autorizza; e così da questa vilipesa nazione risorgere or mirereste quegli stessi talenti peregrini, che in ogni epoca, e ovunque formarono il decoro della stirpe d'Israel, l'ammirazione de' dotti, e la gloria di quegli stati che gli accolsero nel loro seno, proteggendo, ed animando i loro progressi, e le utili produzioni de' medesimi: Alemagna! Francia! Monarchìe felici! Terre avventurate! La ragione si è quella che forma fra voi il più solido, e il primo de' vostri possenti baluardi; essa, in ogni tempo, astante a' vostri dottissimi congressi gli dirige, e ne forma il presidio ineluttabile; questo nume tutelare, avversario deciso del fanatismo ne distrugge i progressi contaggiosi, che tentasi di propalare da' suoi reprobi fautori, a scapito dell'umanità, e invitta ella presede al superno tribunale della giustizia; essa è quella che richiama dal seno di ogni popolo gli utili talenti, e la vera filosofia, la quale è onorata in chiunque siane possessore, nel modo che i talenti perspicaci, non meno di quello a cui venne conferita nel suo nascere l'immersione battesimale, che dell'altro a cui fu reciso il prepuzio nelle fascie, sono entrambi ricompensati a gradi eguali: Federigo! Giuseppe! Napoleone! Nomi alla terra sempre mai cari! La consolante rimembranza delle vostre sublimi operazioni non potrà mai cancellarsi dalla mente degli uomini, ma ella sopravvivere dovrà al tempo edace che tutto immerge nell'obblìo profondo; troppo vi dee quella porzione di specie umana, a cui fu accordata la sorte di vivere sotto l'auspicio delle sublimi vostre leggi, ed in particolare l'esule Israel, il quale ricoverato sotto l'ombra benefica di esse, ritrova un asilo pacifico, e immune dall'infezione letale della calunnia, ed una tranquillità sicura, che lo zelo de' satelliti dell'idolo romano ha tentato altrove d'involargli sovente, onde a questo unita grata vi resti perpetuamente l'Europa, a cui voi deste i primi le lezioni memorabili di sana filosofia, e di tolleranza; egli è sotto la benefica influenza de' vostri limpidi orizzonti dove la sorte dell'uomo non pende già (come sotto altro cielo) dalle muffate pergamene, deve esistono vergati da tre o quattro cent'anni i titoli vani degli Scheletriti progenitori, ma da' solidi meriti personali di cui esso è fregiato, e senza che la diversità di religione vi opponga niun ostacolo, nè possa giammai pervenire ad oscurarli; egli è colà dove l'evidenza ci convince che può un fautore di Mosè riescire dotto nelle scienze, perito nelle arti, vassallo integerrimo del Sovrano che lo governa, ed utile cittadino al suolo che vide nascerlo, in grado eguale di un seguace del vangelo. Egli è, in ultimo, nel centro della più illuminata nazione che onori la terra, nelle Gallie illuminate dove il cruento fanatismo che sì orribilmente un giorno paventare si facea, ora del tutto annientato dall'eccelsa ragione che le governa, attonito riguarda, fremendo, il vero merito di un Successore di Abramo estolto a quei gradi che mai possono accordare le scienze, e la virtù a chi degno se ne rende, o coll'esercizio di questa, o assiduamente coltivando le prime.

Se tali edificanti lezioni fossero state apprese dagli abitatori della terra; se verità sì convincenti fossero state da' medesimi sentite in tutta la loro forza ed estensione, quanto più lieta oggi sarebbe la Sinagoga ebrea; più sgravata di follìe, meno assurda nelle pratiche, e l'esercizio del suo culto, ridotto a' suoi primitivi ammirabili principj, quanto diverebbe più filosofico, e più sensato non solo, ma (siccome io mi accingo a dimostrarlo nel progresso di quest'opera) niente dissimile da quello professato da Socrate, da Platone, e da Confucio, e degno altresì di essere messo in comparazione con quello già felicemente conosciuto da' primi benemeriti fondatori della credenza d'Israel? E quanti Scismi, che lacerarono sì sovente la chiesa romana, non avrebbe questa prevenuti colle vie della tolleranza, e della persuasione, moderando l'amarezza del suo zelo, che la ridusse per tante volte ad infierire contro le coscienze, e le opinioni, riguardate come paradosse, perchè discorde forse da quelle che dessa pretende avvalorare fra i mortali? Alla prima non si permise in alcun tempo di gustarle; neglette, o calpestate sempre furono entrambe dalla seconda.

E vi sarà egli ancora chi si sorprenda come avvenga che la ragione accordata all'uomo per rischiarare la sua mente, per dirigere le sue azioni, per confortarlo nelle sue pene, sembra che prendasi a scherno l'ignoranza sua, e la sua fralezza, e che più non offrasi agli occhi suoi che come un rifugio illusorio, e incerto contro gli assalti de' suoi proprj vaneggiamenti? Se i popoli facessero tacere, una volta per sempre, le passioni criminose delle quali sono essi predominati, per ascoltare la voce penetrante della ragione, vedrebbero in qual modo, l'esimia, e la benefica ragione cesserebbe infine di mostrarsi essa pure armata di furore a danno dell'illusa umanità.